Il duello a distanza tra il Ministero della cultura e la Fondazione Biennale di Venezia, scatenato dalla decisione della Russia di essere presente all’edizione di quest’anno dell’Espozione Internazionale d’Arte, non sembra destinato a chiudersi presto. Quello che va in scena è uno scontro su più livelli, che inevitabilmente si incrociano. Ve ne è uno portato avanti dal punto di vista dei regolamenti e degli statuti. Il ministro Giuli ha chiesto l’altro ieri le dimissioni dal Cda di Biennale del membro eletto dal Mic: Tamara Gregoretti. Le motivazioni del Ministero: «Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione veneziana il 13 marzo 2024 non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione». Il Mic, filtra dal ministero, avrebbe anche chiesto di visionare i verbali delle riunioni. E non solo in un comunicato di ieri il ministero ha reso noto di aver «chiesto alla Fondazione La Biennale di Venezia di fornire, con la massima urgenza, elementi in merito alla partecipazione della Federazione Russa alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del Padiglione e alla loro compatibilità con il regime sanzionatorio in vigore... Il MiC ha richiesto copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa a Venezia».
Da parte di Biennale invece è quadrato sulla posizione di Gregoretti: «Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione... i componenti del Cda non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono». Una risposta che, da Biennale, considerano pienamente in linea con gli statuti e i regolamenti della fondazione. Sempre secondo Biennale non ci sarebbe stato nessun voto per altro sulla presenza russa. Il Cda sarebbe stato solamente informato dal Presidente. Perché «come noto e come più volte – anche nei giorni scorsi – comunicato, sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana che chiedono autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale, con semplice comunicazione qualora il Paese sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, come nel caso della Russia... La Biennale ha preso atto della comunicazione. La Biennale non impedisce a nessun Paese, ufficialmente riconosciuto dalla Repubblica Italiana, di partecipare a tali mostre».
Se quest’interpretazione dovesse essere corretta anche la Commissione europea, che ha condannato la decisione della Biennale di ammettere la Russia minacciando il ritiro dal «programma in corso con un finanziamento di 2 milioni di euro», sarebbe nella condizione non ideale di chi queste regole avrebbe dovuto studiarsele prima.
Ma oltre alle questioni in punta di statuti e codici etici esistono anche questioni di opportunità politica. C’è irritazione sia in FdI che in Forza Italia per il fatto che il governo non sia stato avvisato per tempo e una questione di portata così ampia risolta come una mera questione burocratica. Anche vista la lettera firmata contro la partecipazione russa da 22 ministri della cultura europei. Per usare le parole del presidente della Commissione cultura della Camera Mollicone che si è detto preoccupato proprio del danno d’immagine internazionale: «Il governo può dichiarare persona non grata persona non gradita - chi entra con passaporto russo per lavorare all’organizzazione del padiglione. E così bloccare l’operazione». Una preoccupazione condivisa da buona parte di FdI e anche di Forza Italia. Più vicina alle posizioni di Buttafuoco la Lega.
Quanto al piano puramente culturale Buttafuoco ieri ha annunciato in una lettera al Foglio la volontà di fare una Esposizione internazionale d’Arte con largo spazio ai dissidenti... L’idea sarebbe «Biennale del dissenso». Un chiaro rimando alla straordinaria manifestazione organizzata nel 1977, in un contesto internazionale altrettanto rovente di quello attuale. Con le parole di Buttafuoco: «Siamo già al lavoro per ricordare il Cinquantenario della Biennale del dissenso di Carlo Ripa di Meana invitando cinque protagonisti di oggi sgraditi assai ai loro governi, rispettivamente di Usa, Israele, Cina, Russia e perfino Ue».
Un equiparazione tra regimi che fonti del Mic dicono aver provocato nuovi malumori ed ironie del governo.
Di certo ieri il ministro Giuli ha avuto un colloquio con la Vice prima ministra, e prima Ministra della Cultura d’Ucraina, Tetyana Berezhnava a cui ha ribadito l’impegno del governo per la tutela dell’identità culturale ucraina. Quanto alla presenza russa alla Biennale Giuli ha spiegato che le scelte sono della Biennale e che la compatibilità col regime sanzionatorio è ora al vaglio.