Gli anarchici hanno risposto al fermo delle 91 persone nella giornata di ieri, quando a Roma è stato organizzato un raduno per la commemorazione di Sara Ardizzone e di Alessandro Mercogliano. Il questore in settimana aveva vietato qualunque tipo di aggregazione riconducibile all’area anarchica per ragioni di ordine pubblico e di democrazia. Ovviamente, essendo anarchici, non hanno rispettato l’indicazione e si sono presentate decine di persone che, ad attenderle, hanno trovato un dispiegamento in forze di agenti, che hanno proceduto ai controlli di rito, rilevando criticità in 11 soggetti che sono stati poi accompagnati in Questura.
“Esiste una volontà da parte dello Stato e le istituzioni tutte di isolare Sara e Sandro, di cancellare ed impedirne la loro memoria. Tutto ciò non è possibile, perché Sara e Sandro sono stati compagni coraggiosi, amici fraterni e persone troppo belle per essere dimenticate”, si legge nel messaggio che è comparso in uno dei circoli anarchici italiani in queste ore, proprio a seguito di quanto accaduto ieri. “Certi signori si sono convinti che chiudere 90 persone per svariate ore dentro l'ufficio immigrazione di via Patini fosse una buona idea, la verità è che in quelle quasi 11 ore di fermo preventivo è stato possibile raccontare a compagne e compagni più giovani il valore dei nostri compagni caduti, passando dal loro coraggio alla loro tenerezza”, hanno proseguito lasciando intendere, non troppo velatamente, di aver svolto attività di proselitismo e propaganda in attesa del rilascio dei soggetti fermati.
“Solo gli stolti e gli sciacalli che delegano il loro pensiero a giornali più utili a pulirsi il culo che la coscienza, possono credere che i vani tentativi di reprimere la solidarietà verso i nostri compagni siano stati efficaci. Che Sara e Sandrone illuminino sempre il nostro cammino verso la libertà”, si legge in conclusione della nota. Gli anarchici nei giorni immediatamente successivi alla morte dei “compagni” hanno gridato vendetta ma non è chiaro nei confronti di chi, visto che Mercogliano e Ardizzone sono morti mentre fabbricavano una bomba in un casolare abbandonato di Roma. Le cause della morte dei due sono state acclarate, così come la dinamica: lui stava preparando la bomba mentre lei si trovava a distanza ed è morta per il crollo del tetto, non per la deflagrazione.
Ciò che si sta ancora indagando è la destinazione di quell’ordigno, che si pensa fosse destinato a una struttura governativa non distante dal punto dell’esplosione considerando che l’ordigno era molto instabile, troppo, per essere trasportato.