Insulti, odio a piena voce, cori per i detenuti. In nome della Palestina e per la fine di Israele, ovviamente. Contro il governo certo, ma anche contro il Pd, il sindaco Giuseppe Sala e i partiti considerati tiepidi nella “lotta antisionista”. Si scalda la vigilia del 25 aprile milanese e l’antipasto si è visto questo pomeriggio in piazza Duomo, dove un presidio è stato convocato per dire No al boicottaggio tra Milano e Tel Aviv, che il Consiglio comunale stava discutendo a Palazzo Marino, nella vicina piazza Scala.
Il sit-in, con bandiere delle diverse sigle della sinistra oltranzista (Rifondazione, Potere al popolo, Carc, e Bds) è iniziato alle 17 circa, con circa 2-300 persone, davanti a un sagrato già transennato in vista della manifestazione che già si annuncia tesa.
Un giovane al megafono ha chiamato più volte slogan inneggianti ai “compagni detenuti”, tra cui il presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia Mohammed Hannoun. Immancabili i cori per una Palestina “dal fiume al mare” e per quella che è stata definita “resistenza”. Qualcuno mostrava in bella vista il distintivo di Hezbollah.
Nel giorno in cui la Brigata ebraica ha annunciato l’intenzione di confermare, come ormai tradizione, la sua presenza alle celebrazioni della Liberazione – con un cappio che simbolicamente ricorderà le giovani vittime della repressione di regime in Iran - il fronte dei boicottatori di Israele ha pensato bene di fare le prove generali delle contestazioni che attendono chiunque non si allinei. Ed è toccato (e sabato toccherà) soprattutto al sindaco Sala, colpevole agli occhi dei pro Pal di aver remato contro la rottura del boicottaggio con la città israeliana (la più progressista e pacifista, peraltro). “Boicottiamo Sala” ha urlato al megafono lo storico leader Fiom Giorgio Creamschi, che tra l’altro ha definito la resistenza di piazzale Loreto “il momento supremo di democrazia e giustizia del popolo italiano”.
Niente “unità antifascista”, dunque. Nel mirino dei centri sociali e delle forze antagoniste ci sono non solo il governo e il centrodestra (qualcuno ha definito “quattro topi di fogna” i leghisti che hanno manifestato nella stessa piazza solo poche ore fa).
Nel mirino, sabato, ci sono sia il centrodestra sia il Pd. “Finti democratici, finti democratici” ha urlato Cremaschi, indicando nel primo cittadino di Milano e nel primo partito della sinistra “la dimostrazione che si può essere contro il governo e fascisti come il governo”.