Così Pisapia cancella la proprietà privata

Milano vuole espropriare senza indennizzo le case "trascurate": si realizza il sogno del socialismo reale

Così Pisapia cancella la proprietà privata

Caro Direttore,
mentre sui giornali campeggia la faccia moderata e british di Matteo Renzi le amministrazioni locali Pd realizzano iniziative ad alto tasso di socialismo reale, con la strenua ma isolata resistenza dei consiglieri comunali di Forza Italia. Volendo riscrivere il regolamento edilizio, il sindaco Giuliano Pisapia e la sinistra che governa Milano non si sono accontentate di raddoppiare il numero di pagine e di complicazioni burocratiche per chi vuol cambiare anche solo una finestra. No, Pisapia ha messo in discussione la proprietà privata riconosciuta dalla Costituzione.

È stato formulato un lunghissimo articolo (il 12) che, con la scusa di affrontare il tema di edifici o aree abbandonati che causano degrado, introduce la possibilità che il Comune assuma la disponibilità del bene. Di fatto un esproprio della proprietà privata senza nemmeno l'indennizzo. La requisizione scatta per fumose motivazioni di «decoro e di qualità urbana», quando il titolare dell'area o dell'immobile lo lasci inutilizzato per cinque anni. Il non utilizzo e la mancata manutenzione equivalgono all'abbandono e sono sanzionati con una multa di centinaia di miglia di euro. Il proprietario a questo punto, non solo non è libero di decidere cosa fare del proprio bene, ma, quando dopo la diffida del Comune, deve presentare in 90 giorni un progetto che ricalchi le volontà del Comune e non certo i suoi interessi. Non provvedere a tale diktat equivale a farsi espropriare. La strada verso il socialismo reale di Pisapia si conclude poi con la assegnazione del bene a uso pubblico, che può configurarsi con l'assegnazione dell'immobile ad associazioni. Un bel meccanismo per levare terreni e case a chi se li è conquistati col proprio lavoro e consegnarli poi ad associazioni. Dietro queste poi si scorgono le ombre dei tanti centri sociali che occupano indisturbati immobili pubblici e privati in città.

Questa incubo sovietico contiene una beffa. Infatti le rigide prescrizioni non si applicano al patrimonio pubblico (articolo 1): cosi il Comune continuerà a lasciare andare in malora nel più totale degrado immobili e aree demaniali. Gli uffici di Via Pirelli, sede dell'Assessorato all'Edilizia dove è stato concepito l'esproprio, cadono a pezzi, non sono a norma e si è reso necessario il loro trasloco. È l'indice di una cultura illiberale e antiprivato che ancora permea il Pd e compagni. Il Giornale svegli nazionali tutti quei professori e commentatori sempre pronti a spiegare le ricette liberali al centrodestra ma un po' distratti nel cogliere le gigantesche contraddizioni tra sinistra e proprietà privata.

* Capogruppo di Forza Italia al Comune di Milano

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