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La crisi di Sigonella del 1985: lo scontro Craxi-Reagan. Il racconto di quella notte

Nella base militare di Sigonella si consumò la più grave crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti dalla fine della Seconda guerra mondiale

Foto tratta da X
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La decisione dell'Italia di negare l'uso della base di Sigonella ai mezzi militari statunitensi impegnati nella guerra contro l'Iran fa tornare alla memoria ciò che accadde 41 anni fa, con la famosa "crisi di Sigonella".

La vicenda risale al 10 ottobre 1985: alcuni caccia statunitensi costrinsero ad atterrare nella base militare vicina a Catania, l'aereo egiziano che trasportava i quattro terroristi palestinesi che avevano sequestrato la nave da crociera italiana Achille Lauro, il dirigente dell'Olp Mohammed Abu Abbas (che fungeva da mediatore) e un suo aiutante.

Sulla pista aerea della base un commando della Delta Force dei marines circondò con le armi spianate l'aereo. Il presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi, informato di quanto stava accadendo, diede l'ordine di impedire la cattura dei terroristi, affermando il principio della territorialità: il reato (il sequestro della nave) era avvenuto su una nave italiana in acque internazionali, pertanto la giurisdizione non poteva che essere italiana.

I carabinieri e gli avieri della Vigilanza aeronautica militare (Vam) si schierano intorno al velivolo circondando, di fatto, i marines. Tutto ciò causò un "terremoto diplomatico", con un paio di tesissime telefonate, nel pieno della notte, tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi: Craxi da una parte del telefono, Ronald Reagan dall'altra.

Non solo la territorialità, cosa c'era dietro

Oltre alla questione della sovranità italiana e del rispetto delle procedure internazionali - l'Italia riteneva che gli Usa avessero agito illegalmente intercettando l'aereo egiziano che trasportava i terroristi e Abu Abbas con i caccia F-14, costringendolo ad atterrare a Sigonella - ci fu anche un altro motivo che spinse Palazzo Chigi ad opporsi agli Usa. Il governo del nostro Paese, infatti, aveva trattato con l'Egitto per cercare di porre fine al dirottamento dell'Achille Lauro, iniziato il 7 ottobre al largo delle coste egiziane. Quattro terroristi, imbarcatisi a Genova, tenevano in pugno 201 passeggeri e 344 uomini dell'equipaggio. Craxi aveva ottenuto il sostegno del presidente della Tunisia Bourghiba (l'Olp in quel momento era in esilio proprio in Tunisia). Il nostro Paese pianificò nei minimi dettagli un blitz militare per catturare i terroristi (l'operazione Margherita), con sessanta incursori del Col Moschin inviati a Cipro pronti a intervenire. I rischi del blitz armato però erano troppo alti e così Craxi e Andreotti optarono per la soluzione diplomatica. Arafat avviò una mediazione inviando due suoi uomini, tra i quali Abu Abbas, capo fondatore del Fplp (solo in seguito si scoprì che era stato l'ispiratore del fallito piano di cattura degli ostaggi dell'Achille Lauro ad Ashdod). Il presidente Usa Ronald Reagan fece subito sapere che non avrebbe mai accettato di trattare con i palestinesi. Dopo un primo tentativo di far approdare la nave in Siria, i palestinesi chiesero la mediazione della Croce Rossa internazionale.

Allontanandosi dalla costa siriana la nave si diresse a Porto Said, in Egitto, e lì i dirottatori finalmente si arresero, dopo aver chiesto e ottenuto, con l'intermediazione egiziana, una via di fuga diplomatica verso un altro paese arabo. Questa opzione fu sostenuta dall'Olp e gestita dal governo italiano, a condizione però che a bordo della nave non fossero stati commessi reati. Il comandante della nave, Gerardo De Rosa, affermò che i passeggeri erano tutti incolumi, ma così purtroppo non era, anche se questo si scoprì in un secondo momento. Nel frattempo il salvacondotto italiano arrivò e la nave venne liberata.

Come andò a finire la vicenda

Nella serata di giovedì 9 ottobre si scoprì l'amara verità: la barbara uccisione di un passeggero, Leon Klinghoffer, cittadino statunitense di religione ebraica costretto su una sedia a rotelle per problemi di salute. L'11 ottobre con un aereo della EgyptAir i quattro sequestratori e Abu Abbas volarono dal Cairo a Tunisi. Fu in quel preciso momento che gli Stati Uniti ebbero la convizione di essere stati traditi dagli italiani, e proprio per questo la loro reazione fu durissima. Alcuni caccia decollati dalla portaerei USS Saratoga intercettarono il velivolo nei cieli di Malta e, dopo il rifiuto di diversi aeroporti, l'aereo fu costretto ad atterrare a Sigonella. Il presidente del consiglio italiano, Bettino Craxi, fu avvertito solo all'ultimo, ad operazione già in corso. Da lì nacque il drammatico faccia a faccia armato, tra militari Usa e italiani, nella notte più lunga dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Italia.

Con non pochi rischi il braccio di ferro lo vinse il governo italiano. L’aereo egiziano decollò da Sigonella diretto a Ciampino, con la scorta dei caccia americani.

A Roma i terroristi furono arrestati dalle autorità italiane, mentre il mediatore Abu Abbas venne trasferito su un altro aereo con cui raggiunse Belgrado.

Lo scontro diplomatico tra Stati Uniti e Italia formalmente si risolse 12 giorni dopo con un incontro a New York tra Reagan e Craxi.

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