Torna a farsi sentire Massimo D'Alema. Lo fa in occasione della presentazione alla Camera del nuovo numero di ItalianiEuropei, la rivista politica della fondazione di cui è presidente. Cita ad esempio l'Ulivo, l'esperienza politica che vide alternarsi come leader Romano Prodi, lui stesso e infine Francesco Rutelli.
Secondo D'Alema il modello a cui il centrosinistra deve guardare è ancora quello. "Quel mix che si realizzò nell'Ulivo - spiega - tra ruolo dei partiti e forme di partecipazione della società civile, è un'esperienza che merita di essere ripensata come positiva: come ricostruire questo tipo di scambio deve essere un tema sul quale i partiti si esercitino". E ancora: "Penso che tra i meriti delle forze politiche del centrosinistra - ha proseguito - ci sia quello di avere scelto l'unità. L'unità va preservata e prima di introdurre modalità laceranti ci penserei una, due, tre volte".... Come dice il tao: il saggio, prima di agire, riflette. E poi riflette ancora".
Ma cosa vuol dire "introdurre modalità laceranti"? A prima vista si potrebbe pensare alle primarie. Cos'altro, a ben vedere, potrebbe far litigare e creare ferite insanabili tra le forze della sinistra? Il totem indicato dall'ex presidente del Consiglio è l'unità. Non il giornale ma l'unione (possibilmente forte) tra le forze politiche alleate. Una riflessione condivisibile che, ovviamente, vale sia per la destra che per la sinistra. Presentarsi uniti alle elezioni in un sistema tendenzialmente bipolare è la regola aurea: se non si sta uniti è molto probabile uscire sconfitti alle urne.
D'Alema va oltre e riflette sulla destra che, a suo dire, "non è maggioranza né in Italia né negli Usa e noi siamo davanti a un possibile mutamento di fase. Dobbiamo pensare a una riscossa democratica che mobilita un campo molto più largo". È chiaro il riferimento alla necessità di costruire una possibile alternativa al governo Meloni. "L’unità è la base indispensabile di qualsiasi discorso sul futuro e va preservata - chiosa l'ex premier -. Prima di introdurre dinamiche laceranti ci penserei tre volte".
È quasi un mantra per D'Alema. "Tra i meriti delle leadership delle forze del centrosinistra, forze politiche tra cui in passato ci sono stati anche conflitti, è quello di aver scelto di lavorare insieme, di aver scelto l’unità - ha spiegato l'ex premier -. L'insegnamento del passato è quello che noi nel 2001 perdemmo non perché l'Ulivo perse voti, perché li guadagnò. La destra andò indietro, ma non essendo noi alleati con Bertinotti e non avendo copertura al centro andò al governo".
D'Alema riconosce che molte sono cambiare rispetto al passato e che non sempre la storia si ripete. "Non credo si possano celebrare e ripetere le esperienze, l'Ulivo era una cosa diversa. Prima di tutto era diversa la legge elettorale, noi ci presentavamo sotto il simbolo dell'Ulivo, ed è evidente che se si gioca a scacchi non si può giocare a dama, ti squalificano. Oggi abbiamo un sistema diverso, ma quel mix che si realizzò allora tra ruolo dei partiti e forme di partecipazione della società civile è una esperienza che merita di essere ripensata come positiva - ha sottolineato l'ex premier -. Ricostruire questo tipo di scambio dovrebbe essere un tema su cui i partiti si esercitano, se una apertura di questo tipo diventa un modo di lavorare insieme diventa un messaggio forte".
La sinistra italiana di oggi non è così unita come auspica D'Alema. Non lo è mai stata, a onor del vero. Neanche nel periodo dell'Ulivo, la cui esperienza, conti alla mano, fu breve. Certo, unire tutte le sigle indistintamente, con l'unico collante dell'opposizione al governo e alla destra, senza guardare troppo ai programmi e alle cose da fare (o non fare) una volta entrati nella "stanza dei bottoni", potrebbe anche permettere di ottenere un'aritmetica maggioranza.
Ma è possibile governare senza la necessaria coesione tra le forze politiche? Non è sufficiente vincere le elezioni, bisogna anche essere in grado, giorno per giorno, di portare avanti i progetti-programmi con cui ci si è presentati alle elezioni. Credibilità e coesione, requisiti necessari per poter governare non solo un Paese ma anche, banalmente, un Comune.