Il dittatore rosso sulla tessera di partito: Rifondazione celebra Lenin

Rifondazione Comunista lancia propria nuova campagna di tesseramento nel segno di Lenin e delle sue parole d'ordine. Con buona pace della risoluzione Ue che condanna l'uso dei simboli dei totalitarismi

Il dittatore rosso sulla tessera di partito: Rifondazione celebra Lenin
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Comunisti duri e puri. Oggi come allora. I compagni non si smentiscono mai: anche nel 2024 rimangono legati al passato e alle icone più controverse della loro storia. Il mondo va avanti, loro invece no. Rifondazione Comunista, ad esempio, ha appena lanciato la propria nuova campagna di tesseramento nel segno di Lenin, il sanguinario dittatore sovietico che scatenò il terrore rosso e spianò la strada alle indicibili violenze perpetrate poi da Stalin. La cosa di per sé non dovrebbe stupire più di tanto, visto che anche in passato il partito celebrò il rivoluzionario russo come un grande modello politico al quale ispirarsi. Ebbene, quella discutibile tendenza non si è interrotta.

Sulla tessera 2024 di Rifondazione comunista, pronta a finire nelle mani dei sottoscrittori, campeggia infatti proprio il volto di Lenin, accompagnato dallo slogan che nel 1917 lo portò al potere: "Pace, terra, pane". Nel centenario dalla sua morte, il partito ripropone quelle parole d'ordine riportandole d’attualità. E vengono anche citati altri storici motti leninisti. "Liberare l'umanità dagli orrori della guerra. Liberare le masse lavoratrici e sfruttate della popolazione da ogni forma di sfruttamento". Stranamente, nell'impeto celebrativo, Rifondazione non ricorda però ai suoi iscritti con quali modalità il dittatore sovietico cercò di attuare quelle sue teorie, peraltro sconfessate dalla storia e dai esiti disastrosi prodotti - in Russia e nel mondo - dell'ideologia comunista.

Ognuno ha gli idoli che si merita, con buona pace dell’inascoltata risoluzione del Parlamento europeo che nel 2019 ha equiparato espressamente il nazifascismo al comunismo, condannando "l'uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica". Ma, mentre i simboli delle dittature nazifasciste sono stati giustamente estromessi dall'alveo democratico, quelli riconducibili al comunismo ancora resistono e anzi vengono rivendicati senza remore come una fonte di ispirazione per i tempi presenti.

"Oggi, quando alcuni di noi si avvicinano al pensiero e all’opera di Lenin, non lo fanno solo per rievocare un passato, per onorare la memoria di un leader dirigente e di avvenimenti iscritti nelle migliori pagine della storia del movimento operaio e socialista internazionale.

La commemorazione più dignitosa e insieme più utile di questi anniversari è sicuramente quella di imparare a leggere Lenin nel suo contesto, saperlo leggere per comprendere bene le sue analisi, le intenzioni e le ragioni delle sue frequenti polemiche, la portata e gli obiettivi che difende e propone in ogni momento del processo rivoluzionario", scriveva Rifondazione sul proprio sito nelle scorse settimane, in occasione del centenario della morte del dittatore. Persino superfluo domandarsi cosa sarebbe successo se un simile ragionamento fosse stato applicato a qualsiasi altro dittatore del Novecento, ma di segno opposto.

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