Dal divorzio all’ergastolo, così i referendum radicali cambierebbero il mondo dei tribunali

Innovazioni attese da tempo ma anche svolte permissive lontane dal "comune sentire" degli italiani. Ecco cosa cambierebbe nella giustizia

Dal divorzio all’ergastolo, così i referendum radicali cambierebbero il mondo dei tribunali

Luci e ombre. Innovazioni attese da tempo ma anche svolte permissive lontane dal "comune sentire" degli italiani. Ecco, punto per punto, raccontato cosa cambierebbe nel pianeta giustizia se i referendum voluti dai radicali e per i quali anche il Pdl sta raccogliendo le firme arrivassero al voto degli italiani, raccogliessero il quorum e venissero approvati. Che si arrivi al voto è una ipotesi ormai concreta, dopo l’endorsement che numerosi esponenti del centrodestra hanno fatto a favore del diritto degli italiani di dire la loro su questi temi. Il racconto delle conseguenze concrete parte dalla situazione – analizzando statistiche e prassi consolidate – del tribunale di Milano, ma è facile ipotizzare che le conseguenze sarebbero analoghe nel resto d’Italia. E sono conseguenze di segno contrastante.

I cinque referendum dalla rilevanza maggiore sono quelli per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, per l’abolizione dell’ergastolo, sulla riduzione dei tempi d’attesa tra separazione e divorzio, per la modifica della legge sulla droga e per la limitazione ai casi più gravi della custodia cautelare. Mentre i quesiti su carriere e divorzio si limiterebbero a prendere atto di una esigenza concreta e condivisa da molti, sarebbe in particolare l’approvazione dei tre quesiti "garantisti" a disegnare un quadro in cui finire in carcere, anche per reati di grave allarme sociale, sarebbe assai difficile. E la reazione dell’opinione pubblica a quel punto potrebbe essere molto critica.

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