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Il doppio gioco di Conte: i suoi attaccano gli Usa, lui incontra l’uomo di Trump

Il retroscena: mentre i suoi urlano slogan contro Washington, il leader pentastellato pranza con l'ambasciatore Paolo Zampolli

Il doppio gioco di Conte: i suoi attaccano gli Usa, lui incontra l’uomo di Trump
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C’è un filo sottile che lega passato e presente. Nel caso di Giuseppe Conte questo filo sembra intrecciarsi ancora una volta con il nome di Donald Trump. Un rapporto che parte da lontano, che affonda le radici nei giorni convulsi dell’estate 2019, quando il presidente americano intervenne con un tweet destinato a lasciare il segno, auspicando che “il rispettatissimo primo ministro della repubblica italiana, Giuseppi Conte” restasse al suo posto perché “collabora efficacemente con gli Stati Uniti”. Parole che allora suonarono come una benedizione politica e che oggi tornano a risuonare, quasi come un’eco.

Ora, come riporta Libero, il racconto si sposta ora in un ristorante del centro di Roma, per la precisione al Sanlorenzo, in via dei Chiavari. Il capo politico pentastellato arriva e si accomoda lontano dai riflettori. Ad attenderlo c’è Paolo Zampolli, figura che incarna un ponte diretto con il mondo trumpiano. Non un intermediario qualunque, ma un uomo che con il tycoon ha costruito un rapporto personale, tanto da aver interpretato un ruolo da protagonista nel percorso che portò Melania Trump negli States. Oggi è inviato speciale degli Usa per le partnership globali. In altri termini, è l’ambasciatore personale di The Donald.

E attenzione, il contesto in cui è avvenuto l’incontro non è neutro. Poche ore prima del pranzo, il governo italiano aveva negato l’utilizzo della base di Sigonella ai bombardieri americani, alimentando tensioni e dichiarazioni pubbliche tutt’altro che concilianti. Da un lato, esponenti del Movimento 5 Stelle attaccavano Washington, parlando di pressioni indebite e denunciando atteggiamenti arroganti. Dall’altro, nello spazio più raccolto e informale di una sala privata, il dialogo ha preso tutt’altra piega.

È qui che emerge la doppia dimensione della politica pentastellata, quella visibile e quella sotterranea. Lontano dai microfoni, Conte si è confrontato con l’uomo di Trump, illustrando la situazione italiana e forse il percorso che potrebbe riportarlo a Palazzo Chigi. Un passaggio quasi obbligato per chiunque ambisca a governare: il rapporto con Washington resta una chiave decisiva e nessun aspirante premier può permettersi di ignorarlo. E in quest’ottica torna di moda anche la polemica sul silenzio del leader grillino sul Board of Peace, una mossa che aveva fatto storcere il naso a molti esponenti del Pd. Ora è ancora più chiaro: una scelta per non porsi frontalmente in contrapposizione a Trump.

Il pranzo è durato quasi due ore, poi i protagonisti si sono salutati senza lasciare tracce ufficiali. Sui social, Zampolli racconta altri incontri romani, ma di questo nessuna menzione. Un silenzio che pesa più di molte dichiarazioni e che conferma la natura riservata di un confronto destinato a non apparire.

La figura di Zampolli, del resto, è essa stessa un intreccio di mondi. Milanese di nascita e americano d’adozione, ha costruito la sua carriera tra affari, moda e relazioni internazionali. Dopo aver ereditato da giovanissimo l’azienda di giocattoli Harbert, l’ha venduta e si è trasferito negli Stati Uniti, dove è entrato nel settore della moda e fonda la Id Model Management. È lì che ha preso forma il legame con Trump, consolidato negli anni e trasformato in un canale privilegiato con l’establishment americano.

Come evidenziato in precedenza, con il ruolo di inviato speciale per le partnership globali, Zampolli si muove come un ambasciatore informale, capace di aprire porte e tessere relazioni. Il suo incontro con Conte documentato da Libero si inserisce perfettamente in questa logica: un dialogo che si svolge lontano dalla scena pubblica ma che potrebbe avere riflessi ben più ampi.

E mentre nel campo progressista italiano si discute di alleanze e leadership, resta sospesa una domanda inevitabile: cosa pensano gli altri protagonisti dell’opposizione di questo filo diretto con l’universo trumpiano? Per ora, bocche cucite. Ma una cosa è chiara: nonostante le ambizioni della Schlein e le grane interne – il fondatore Beppe Grillo è pronto a fargli causa sul simbolo – Conte è pronto a tutto per tornare a Palazzo Chigi.

La replica dell'ex premier non si è fatta attendere. Conte ha infatti definito "illazioni e fantasmagoriche teorie" il racconto del suo incontro con l’inviato di Trump. Il leader del M5s ha rivendicato la totale trasparenza del colloquio, sottolineando che "l’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza" e che si è svolto "in un luogo pubblico, in un ristorante del centro di Roma". Ha poi insistito sul merito politico, negando qualsiasi ambiguità nella sua linea: "Anche al sig. Zampolli ho esposto le mie posizioni e del M5S in politica estera. Quindi nessun cambiamento di posizione. Anzi. Massima chiarezza". E ha poi rilanciato con un messaggio diretto a Washington: "Ho incaricato il sig. Zampolli di riferire al presidente Trump da parte mia che considero questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale".

Infine, ha ribadito la sua opposizione all’utilizzo delle basi italiane per operazioni militari: "Mi batterò perché le nostre basi non siano messe a disposizione […] per qualsiasi attività logistica di sostegno a questi attacchi illegali", ha detto rivendicando una linea che definisce coerente e senza compromessi.

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