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Exploit del centrodestra a Venezia. Meloni: "Vincere qui sarebbe mondiale". Venturini supera il 50%, Martella si ferma sotto il 40%

Chiuse le urne e iniziato lo spoglio di questa tornata delle amministrative, la coalizione di governo nazionale conserva la guida del capoluogo veneto dopo 11 anni della giunta Brugnaro. Niente da fare per il centrosinistra, dato per netto favorito a nuovo sindaco

Exploit del centrodestra a Venezia. Meloni: "Vincere qui sarebbe mondiale". Venturini supera il 50%, Martella si ferma sotto il 40%
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La corsa al successore di Luigi Brugnaro è entrata ufficialmente nel vivo. Al termine dei due mandati consecutivi da sindaco, gli abitanti di Venezia sono stati chiamati a scegliere il loro primo cittadino. Nella corsa a otto, sono soprattutto due i candidati a contendersi la carica più importante nella sede di Ca’ Farsetti: da una parte Simone Venturini, candidato del centrodestra e assessore comunale uscente con le deleghe al turismo e alla coesione sociale, e Andrea Martella, rappresentante delle forze di centrosinistra e senatore del Partito Democratico.

I dati ufficiali relativi al primo turno di queste elezioni Comunali dicono in maniera chiara che l’esponente dell’alleanza di governo sarà il nuovo sindaco della città. Venturini ha infatti nettamente superato la soglia del 50%, con una percentuale che sfiora il 53%, mentre il secondo si situa all’incirca al 37%. Michele Boldrin (Ora - Il coraggio dell’ovvio) è al 2,6%. Affluenza giù di quasi 7 punti percentuali: 55,8%, contro il 62,2% del settembre 2020, anche se sei anni fa c’era in concomitanza anche il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Il senatore di FdI Raffaele Speranzon ha rivelato di aver ricevuto un messaggino dai toni entusiasti da parte di Giorgia Meloni: «Una vittoria al primo turno sarebbe mondiale».

Nel quartier generale scelto dal centrosinistra, oltre a Martella e al segretario Pd Marco Bellomo, è presente anche l’ex sindaco democristiano Ugo Bergamo - in carica dal 1990 al 1993 - che ha risposto così alla domanda se, in questo sorprendente risultato, possa avere influito il fatto che sei esponenti della comunità bengalese abbiano chiesto, nella campagna elettorale, una moschea a Mestre: “Sicuramente si è molto aizzata

una reazione della gente rispetto a una legittima aspettativa di chi vive in città che non può essere considerato invisibile. Soffiare sul fuoco paga magari nel breve periodo, ma alla lunga forse non è la scelta vincente”.

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