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La foto di Rep dice tutto, patetico Monti su Bossi e il referendum: quindi, oggi…

Quindi, oggi….: siamo un Paese irriformabile, tenetevi questa giustizia e Meloni

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- Tutti a scandalizzarsi per quel comico che ha detto: “Spero che i sostenitori del Sì muoiano domani”. Magari la battuta non fa tanto ridere (sarebbe più logico farli morire prima che vadano a votare, non dopo). Ma resta una battuta. A mio modo di vedere non possiamo scandalizzarci a targhe alterne per la comicità: Pucci può parlare male delle donne, per dire, ma questo non può scherzare sulla morte di chi vota Sì? Eddai.

- Onore a Mario Monti, che ha avuto il coraggio non solo di andare al funerale di Bossi, ma anche di farsi quel pezzetto a piedi pur sapendo che lo avrebbero ricoperto di insulti.

- Però - dico però - avete letto l’intervista che ha rilasciato al Corriere sulla sua partecipazione alle esequie del leader del Carroccio? Gli chiedono: c’è un ricordo più personale che le è rimasto? Lui risponde: “Sì, anche un dettaglio curioso. Bossi è morto nell’ospedale di Varese in cui io sono nato. Ed è morto il 19 marzo, lo stesso giorno del mio compleanno, 83 anni fa. Sono coincidenze, certo, ma colpiscono”. Ma che risposta è? Dai, Mario, così è patetico. Vorremmo sapere un discorso che avete tenuto, una battaglia che avete fatto, non se è morto dove tu sei nato. Mica sei Gesù Cristo.

- Torniamo a Monti. Perché il senatore a vita un racconto clamoroso lo fa. E riguarda la prima caduta del governo Berlusconi, quella provocata proprio da Umberto Bossi (che si fece fregare dalle sirene della sinistra, salvo poi capirlo, per fortuna). Dice Monti: “Cade il primo governo Berlusconi, proprio per iniziativa della Lega. Io ero stato appena nominato commissario europeo dal Cavaliere, ma non avevo ancora preso servizio. Nelle consultazioni, anche la Lega fece il mio nome per guidare un nuovo esecutivo. (…) Ci furono incontri molto riservati con il presidente Oscar Luigi Scalfaro, che era interessato a questa soluzione. Gli dissi con grande sincerità due cose: non mi sentivo ancora maturo per guidare un governo e non ritenevo corretto lasciare l’incarico europeo, appena ricevuto da Berlusconi, per prendere il suo posto a Palazzo Chigi”. E Scalfaro insistette: “Mi fece anche incontrare, in modo segreto, il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, per illustrarmi la situazione economica, che era grave. Alla fine dissi: posso anche rifletterci, ma solo se Berlusconi è d’accordo. Non lo era: preferì che a succedergli fosse un ministro del suo governo e toccò a Lamberto Dini”. Ma fatemi capire: vi sembra normale che prima Scalfaro e poi Napolitano tramassero così per sostituire un premier eletto con uno che, al massimo, aveva avuto il merito di essere un buon economista?

- Ho letto le cronache dal funerale di Bossi. L’ho già scritto ieri: i fischi a Salvini non mi sorprendono, visto che la Lega di oggi non è più la Lega Nord di ieri. Ci sta. Sorprendono forse gli applausi a Giorgia Meloni, che pure rappresenta ciò che Bossi diceva che non avrebbe mai sopportato: gli eredi del Msi, peraltro tremendamente romani. Però — dico però — ad uccidere la Lega non è stato Salvini. Questo sarebbe ingeneroso. A uccidere la Lega sono stati Belsito e gli altri, i diamanti per intenderci; è stata la poca forza che aveva Bossi di traghettare il partito dalla Seconda alla Terza Repubblica. Senza Salvini oggi non ci sarebbe nessuna Lega. Magari sarebbe solo un ricordo identitario. Ma non governerebbe né la Lombardia, né il Veneto, né il Friuli Venezia Giulia.

- Ha vinto il No. Due milioni di voti di differenza: poi sarebbe bastato convincere un milione di quei voti espressi per il No a votare Sì. La distanza c’è, ma non così abnorme, a mio modo di vedere.

- Trovo fastidioso che Landini dica: “Credo che la maggioranza di questo Paese chieda un cambiamento anche delle politiche economiche e sociali. Con questo voto, oltre alla difesa della democrazia e della magistratura, credo ci sia la richiesta di una diversa politica che rimetta al centro il lavoro, il valore della pace e il valore dell’eguaglianza sociale”. Ma che sta a dì? Se consideriamo che molti elettori di centrodestra hanno votato No, il discorso di Landini c’entra come il cavolo a merenda. Se gli italiani vogliono davvero un cambiamento di non so cosa, lo vedremo alle elezioni politiche.

- Il vero dato, clamoroso, è che le regioni governate dal centrodestra - soprattutto quelle del Sud - hanno “tradito” il centrodestra.

- L’altro dato clamoroso è che una buona fetta di elettori di centrodestra, soprattutto di Forza Italia e Lega, ma anche di Fratelli d’Italia, ha bocciato la riforma. E di questo va tenuto conto.

- Siamo una Repubblica fondata sui pieni poteri dei pm.

- Mi vengono i brividi a vedere i pm festeggiare stappando champagne. E mi vengono i brividi a leggere queste frasi: “Non sono stati momenti facili nell’ultimo periodo, ma se l’affermazione del voto è così netta significa che vale ancora la pena fare questo lavoro in questo Paese, nel modo in cui lo abbiamo sempre fatto”. Sono le parole della procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni. Avete capito? “Continuare a farlo come lo abbiamo sempre fatto”. Cioè con i mille arresti ingiusti ogni anno. Con le inchieste roboanti che finiscono nel nulla. Con Garlasco. Con i Gip che fanno copia e incolla delle tesi dei pm. Mala tempora currunt.

- A chi festeggia a sinistra farei leggere le parole di Antonio Noto, sondaggista: “Possiamo affermare che, in termini assoluti, rispetto alle scorse politiche, centrodestra e centrosinistra — salvo qualche sbavatura — hanno tenuto i loro voti. Ma si è aggiunto questo nuovo elettorato ‘anti-partitico’ che è sceso in campo ora per il referendum e che difficilmente tornerebbe alle urne per dare la sua preferenza a un partito o a un altro”.

- Io sono convinto che ad aver vinto sia stato il partito della “Costituzione più bella del mondo”. Cioè quelli convinti che sia intoccabile. Quelli a cui, sin dalle medie, hanno inculcato questa idiozia. Non è un caso se tra i giovani il No abbia toccato il 60%.

- Il fatto che il fronte del No intoni “Bella ciao”, dica che “l’obiettivo era difendere la Costituzione” e tiri in ballo “l’Italia antifascista” dimostra, più di ogni altra cosa, che il merito della riforma manco lo hanno minimamente preso in considerazione. Amen.

- Il popolo ha votato, il popolo ha deciso. E va rispettato. Fine. Però poi non venitevi a lamentare se domani cascano governi per inchieste farlocche, fanno dimettere il vostro sindaco senza motivo o promuovono in carriera un pm che ha commesso errori grossolani. Siete avvisati.

- Il vero problema - il virus - campeggia nelle scuole, ve lo dico. È dalle medie che io sento definire la nostra come “la Costituzione più bella del mondo”. È normale che poi gli sbarbatelli all’università finiscano col votare a difesa di quello che gli viene presentato come una sorta di totem.

- Sapete perché la foto scelta da Repubblica racconta meglio di ogni altra cosa che la campagna del No a tutto si interessava tranne che alla giustizia? Perhé nei cartelli c’è scritto: No alla guerra, No al governo Meloni. E la giustizia? Tanti saluti.

- Occhio, Elly Schlein.

Che secondo Tecné a votare e a far vincere il No sono stati elettori che nelle ultime elezioni non sono andati a votare e che, dicono nelle interviste, non torneranno a votare per le politiche. Il che significa: non è detto che alle prossime elezioni…

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