"Una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza". Giorgia Meloni affida ai social il suo pensiero in occasione del 10 febbraio, Giorno del ricordo.
"Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità. La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi", ha scritto la premier.
Invitando, poi, a non lasciar cadere il "testimone ricevuto" e ricordando "la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest’anno, come il “Treno del Ricordo” che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta".
E sottolinea: "
L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all’Italia intera. Ad ognuno di noi".
Valditara: "La scuola svolga un ruolo centrale per la memoria"
Anche il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha condiviso su Instagram un post dedicato al Giorno del Ricordo. "Il 10 febbraio è dedicato al ricordo delle vittime delle foibe e alla commemorazione dell'esodo a cui furono costretti tanti italiani che abbandonarono l'Istria, Fiume e la Dalmazia. Migliaia di nostri connazionali vennero sterminati per mano dei comunisti titini. Per molto tempo tanti hanno cercato di rimuovere questa tragedia. Ricordare significa assumersi la responsabilità della verità storica, senza silenzi. È un dovere morale verso le vittime e le loro famiglie, ma anche un impegno civile nei confronti delle giovani generazioni", ha scritto.
E ha ribadito il ruolo fondamentale della scuola nella memoria. "La scuola deve svolgere un ruolo centrale in questo percorso di memoria e consapevolezza: attraverso la conoscenza di quei fatti drammatici, gli studenti possono comprendere il valore della libertà e della dignità umana e l’importanza di una società fondata sul rispetto e sul rifiuto di ogni forma di violenza e totalitarismo.
L'intervento del presidente del Senato La Russa per la cerimonia del Giorno del Ricordo
"Poco più di 20 anni fa, il 30 marzo 2004, il Parlamento italiano approvava, quasi all’unanimità, solo 12 i voti contrari, la legge (92/2004) che istituiva il Giorno del Ricordo. Una legge fortemente voluta dalla mia area politica, dal sottoscritto, allora capogruppo di Alleanza Nazionale, e da un deputato figlio di quelle terre, Roberto Menia, per onorare e celebrare la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, e delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra. Da quel giorno, ogni 10 febbraio, in tutta Italia sono previste per legge numerose iniziative finalizzate a diffondere la conoscenza di quei tragici eventi. A diffonderli nelle scuole, e anche per il tramite di altre istituzioni ed enti, con dibattiti, studi e convegni. Quel 30 marzo 2004 è divenuta una data spartiacque. C’è stato un prima e c’è un dopo", ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa a Montecitorio dove si tiene la cerimonia per il Giorno del Ricordo.
"C’è stato un prima, durato molti, troppi decenni, durante il quale la sofferenza di migliaia di nostri connazionali è stata volutamente e sistematicamente occultata. Negata da una parte politica e dalle istituzioni che da quella parte politica erano rappresentate. Nei libri di storia distribuiti nelle scuole, gli studenti studiavano la storia di Roma, la storia del ‘700, dell’800, della prima e seconda guerra mondiale… ma… …Ma mancavano le pagine sulla tragedia delle foibe".
"Sia chiaro: la mia non vuole essere un atto di accusa nei confronti di qualcuno, anzi, è il giusto riconoscimento a quelle forze politiche che, seppur per decenni siano state molto vicine al comunismo, in quella occasione hanno saputo fare un passo coraggioso per far conoscere la verità. Da allora, altri passi in avanti sono stati fatti. Certo, esistono e resistono tuttora, sacche negazionistiche o, nella migliore delle ipotesi, riduzionistiche", ha detto.
E ancora: "Nel 2020, Signor Presidente, Lei assieme al Capo di Stato sloveno Pahor, andaste alla foiba di Basovizza. Un momento storico, di grande emozione. Io stesso, nel mio piccolo, mi sono recato a Basovizza da presidente del Senato, e lì, di fronte a quella profonda cavità artificiale dove venne gettato vivo un numero imprecisato di italiani, ho sentito forte il dovere di inginocchiarmi".
"Oggi, nella solennità di questa Aula e alla Sua presenza Signor Presidente, siamo qui non solo per ricordare e per tramandare ma anche per rinnovare la nostra richiesta di perdono per il colpevole silenzio che ha avvolto e coperto queste voci per troppi anni. Oggi, ricordiamo le vittime, ricordiamo il loro dolore, ricordiamo la vergogna perpetrata ai loro danni. Ricordiamo e ci vergogniamo per i sassi lanciati nella stazione di Bologna contro quel treno che, nel febbraio del 1947, conduceva gli esuli da Pola. Ricordiamo e ci vergogniamo per quel latte che era destinato ai bambini, e che invece venne volutamente rovesciato sulle rotaie. Ricordiamo e ci vergogniamo per gli insulti gridati agli esuli. Ricordare e tramandare è un atto di verità, di amore e di giustizia non più procrastinabile. Un atto che dobbiamo compiere tutti i giorni non solo per onorare la memoria ma anche affinché tali tragedie non si ripetano più".
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana: "Le foibe fra le pagine più dolorose della nostra storia"
"La complessa vicenda del confine orientale costituisce una delle pagine più dolorose della nostra storia", le parole del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, in occasione della celebrazione del Giorno del Ricordo nell'Aula di Montecitorio, alla presenza del presidente della Repubblica,
Sergio Mattarella, e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. "
Non possiamo dimenticare i tanti innocenti perseguitati dal regime comunista jugoslavo e dalla feroce repressione scatenata dalle milizie titine già nelle ore seguenti l’armistizio dell’8 settembre. A
migliaia furono torturati, uccisi o infoibati, spesso ancora vivi, in un crescendo di crudeltà e di atrocità che lasciò per anni una lunga scia di sangue. Una sorte non meno funesta toccò alle tante famiglie costrette ad abbandonare le proprie terre, alcune anche prima dell’invasione delle truppe jugoslave", ha aggiunto.
"Private di ogni bene e della propria identità, divennero esuli nella loro stessa patria, ritrovandosi senza certezze per il futuro. Emblematico fu il caso della città di Pola, dove tanti cittadini scelsero di partire quando apparve chiaro che i negoziati di pace non avrebbero assegnato quel territorio all’Italia. Questo non bastò a fermare gli episodi di violenza. Lo dimostrò la strage sulla spiaggia di Vergarolla a Pola, che causò la morte di oltre cento italiani e di cui ricorre quest’anno l’80° anniversario", ha sottolineato Fontana.
Il ministro Tajani: "Dobbiamo costruire attraverso il loro sacrificio un percorso di pace"
"Ogni autentico percorso di riconciliazione può nascere solo dal ricordo, dal ricordo infatti deriva la consapevolezza del dolore che da questa può maturare il perdono. Per questa ragione lavoriamo senza sosta per mettere insieme tutte le informazioni a disposizione, registri, fotografie, oggetti di uso comune, perfino le povere spoglie consegnate dagli aguzzini di Tito all'oscurità dell'abisso". Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato in Aula alla camera durante la cerimonia per il Giorno del ricordo.
"In un mondo sempre più complesso e attraversato da conflitti che hanno spesso nei bambini e nei più fragili le prime vittime - ha aggiunto -, il nostro pensiero va ai tanti innocenti che in quegli anni
terribili sparirono nelle foibe per una sola ragione: perché italiani.
Fu un atto brutale di polizia etnica che ancora oggi colpisce per la sua ferocia e che tuttavia resta in larga parte poco conosciuto".
La ministra Bernini: "L'arte strumento di speranza nel Giorno del Ricordo"
L'arte è uno strumento di speranza: lo dice la ministra dell'Università e la Ricerca Anna Maria Bernini a proposito del monumento realizzato in occasione del Giorno del ricordo dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. "Ricordare il dramma delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata significa custodire una ferita profonda della nostra storia e trasformare la memoria in una responsabilità condivisa", osserva Bernini in una nota. "L'arte, attraverso il suo linguaggio universale, possiede una forza straordinaria: parla a tutti, supera i confini del tempo e - prosegue la ministra - rende visibile ciò che rischia di scivolare nell'oblio. Per questo rappresenta uno strumento essenziale di Memoria, ma anche un veicolo di pace e di speranza, capace di dialogare soprattutto con le nuove generazioni". L'installazione realizzata a Reggio Calabria "richiama la perdita di identità, il tempo sospeso prima della caduta. Una riflessione visiva e corporea sulla privazione, sulla violenza, sulla sospensione della vita, sul vuoto. Quel vuoto ispirato dalla tragedia delle foibe e dall'esodo di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra", si legge nella nota del ministero.
L'opera ha vinto il concorso nazionale istituito dal Mur in occasione del Giorno del ricordo e rivolto alle istituzioni dell'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (Afam) con l'obiettivo di promuovere la conoscenza storica delle foibe attraverso il linguaggio dell'arte contemporanea. In questa prima edizione l'installazione è stata collocata a Trieste, città simbolo dell'esodo giuliano-dalmata, così come previsto dal bando. Nei prossimi giorni è previsto il nuovo bando che, per la seconda edizione, prevede l'installazione dell'opera vincitrice a Venezia, dove sono presenti comunità degli esuli istriani, fiumani e dalmati.
Il ministro Zangrillo: "Memoria dolorosa che chiede verità e giustizia"
"Senza ricordo non c'è storia, senza storia non c'è futuro. Il Giorno del Ricordo ci chiede di ascoltare il silenzio che arriva dalle foibe, dall'esodo forzato di troppi italiani, dalle vite spezzate solo perché colpevoli di essere ciò che erano. È una memoria dolorosa, aspra e che chiede verità e giustizia". Lo afferma il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. "Ricordare - prosegue - significa restituire nome e dignità a chi è stato cancellato due volte, prima dalla violenza, poi dall'oblio. Il ricordo non è un esercizio rituale, serve a educare le nuove generazioni, a tenere presente dove può arrivare l'odio ideologico quando neghiamo l'umanità dell'altro. Serve a costruire un futuro fondato sul rispetto, sulla convivenza e sulla pace". "Solo guardando in faccia la nostra Storia, conclude, anche nei suoi capitoli più tragici, possiamo evitare che il buio torni a prendere il sopravvento. Perché la memoria non è passato, è un impegno quotidiano verso il futuro dell'Italia e dell'Europa".