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"La giunta Sala adesso annulli la delibera di vendita in autotutela"

Il consigliere di FdI Marco Bestetti: "Non ci sono condizioni per andare avanti: si ricominci da zero"

"La giunta Sala adesso annulli la delibera di vendita in autotutela"
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Il bando avrebbe dovuto essere aperto agli imprenditori dello spettacolo Era evidente che l’alternativa San Donato era un bluff: grave averci creduto Marco Bestetti, consigliere regionale e già consigliere comunale di FdI da sempre contrario alla vendita di San Siro, come vede questa inchiesta?

«Mi sembra non solo un atto dovuto, ma prevedibile».

Perchè?

«Subito dopo l’approvazione della delibera di vendita dello stadio, e ancor prima dell’avvio della procedura, avevamo evidenziato una serie di criticità in termini di trasparenza e di scarso interesse pubblico, che avrebbero acceso i riflettori della Corte dei Conti o della Procura».

La vendita a un prezzo congruo o l’interesse pubblico sono elementi da mettere in dubbio?

«Rimanendo nel campo della politica, e non dell’eventuale illecito, ci sono due piani di contestazione grave: uno è di metodo e uno di merito».

Ci spiega?

«Sul metodo la procedura di un avviso pubblico vincolando lo stadio alla sola destinazione sportiva, di fatto ha consegnato a Intere Milan l’impianto, mentre un’amministrazione responsabile avrebbe dovuto consentire agli imprenditori di formalizzare una proposta. Così, è grave il fatto che la delibera di vendita sia stata inemendabile».

Nel merito?

«Sono 4 i punti contestati sulla vendita: l’importo stracciato, lo sconto di 22 milioni sulle bonifiche e la modifica del tunnel Patroclo, voluta dalle società, da realizzare come scomputo oneri, e quindi a carico dei milanesi. Poi lo scudo penale che non solo consente alle squadre, in caso di inchieste, di rinunciare al bene e di vedersi restituire i soldi, oltre ottenere il rimborso delle spese sostenute a oggi».

L’ex sindaco Albertini legge l’indagine come il frutto della fretta: Sala, ostaggio della sua maggioranza per 7 anni, quando ha sbloccato la delibera non ha avuto più tempo. Ma l’interesse pubblico non è da mettere in dubbio...

«Contesto il fatto che per quanto nobili possono essere le intenzioni, questo possa configurare un’immunità penale nel caso in cui siano stati compiuti degli illeciti. Anzi, proprio per la straordinaria importanza dell’operazione e del tempo che ha dedicato il centrosinistra pretendo da cittadino, ancora prima che da politico, che l’operazione sia inappuntabile sotto tutti i profili. Ma io ribalto l’impostazione».

Cioè?

«Per me in questa operazione manca l’interesse pubblico. L’interesse pubblico, come ha detto Sala, era consegnare lo stadio alle squadre. Per quanto mi riguarda, interesse pubblico è fare gli interessi dei milanesi ovvero trovare il miglior progetto possibile per lo stadio e il miglior acquirente possibile per le casse del Comune. Escludere a priori l’interessamento degli operatori dell’intrattenimento non ha reso la gara competitiva. Aggiungo che questa favoletta del trasferimento delle squadre fuori Milano è una bufala».

In che senso?

«Era evidente fosse un bluff, ma se ora scopriamo che qualcuno c’ha anche creduto, cancellando le richieste del Comune fino ad annullare l’interesse pubblico, credo sia un aggravio ulteriore».

Albertini ricordava il percorso a ostacoli che ha portato a CityLife. Sala avrebbe dovuto prendere esempio da lui?

«Due sono le sostanziali differenze tra le amministrazioni Albertini e Sala: una maggioranza consigliare granitica sui dossier più rilevanti, e l’elemento giudiziario: la Milano del centrodestra ha segnato rivoluzioni copernicane senza mai vedere un avviso di garanzia».

Il centrodestra chiede l’annullamento della delibera sulla vendita del Meazza?

«Io consiglio al centrosinistra di farlo in autotutela. Non credo che ci siano le condizioni per poter andare avanti».

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