Giustizia civile lumaca: ritardi pari a 680mila anni

Lo Stato rimborsa 500 euro per ogni anno perso e ha accumulato dal 2001 un debito di 340 milioni. Ecco le storie di malagiustizia raccontate dalle vittime al sito web del "Giornale". Scrivici anche la tua: malagiustizia@ilgiornale-web.it

Giustizia civile lumaca: ritardi pari a 680mila anni

Sembrava che non aspettassero altro: la possibilità di raccontare il lato oscuro della giustizia italiana. La giustizia che impiega dieci anni per una sentenza, la sentenza che arriva quando è troppo tardi per servire a qualcosa. Due giorni fa, ilGiornale.it ha lanciato l'appello ai suoi lettori: raccontateci le vostre storie di giustizia lumaca.

Che rispondessero in tanti era probabile. L'alluvione di decine di mail che stanno piovendo in queste ore all'indirizzo malagiustizia@ilgiornale-web.it sta andando al di là di ogni previsione. Ma soprattutto vanno al di là dell'immaginazione le storie di giustizia vissuta che affiorano dalle mail. Sono le storie di italiani che si sono rivolti allo Stato per avere giustizia, o che nel meccanismo dei tribunali sono rimasti invischiati. E che per un'infinità di anni hanno atteso, o stanno ancora attendendo, la risposta dello Stato.

Trecentoquaranta milioni di euro: a tanto ammonta il debito accumulato dallo Stato verso le vittime della giustizia-lumaca. In base alla legge Pinto del 2001, chi vede i propri processi superare i tempi ragionevoli di durata può chiedere allo Stato di essere indennizzato per ogni anno di ritardo. L'anno scorso il governo Monti ha fissato l'entità dei rimborsi (da 500 a 1500 euro all'anno) e la durata «ragionevole» dei processi: tre anni per il primo grado, due per il secondo, uno per la Cassazione. Tempi che, soprattutto nel settore civile, ben di rado vengono rispettati. Basti pensare che il monte complessivo dei risarcimenti accumulati finora corrisponde (calcolando un indennizzo di 500 euro annui) a un ritardo totale di seicentottantamila anni.

Sono soldi che le vittime vedranno chissà quando, visto che nel bilancio del ministero della giustizia non ci sono i fondi che per saldare una minima parte del debito. E intanto altre cause si trascinano per anni e per decenni. Le mail dei lettori che stanno arrivando in queste ore ne costituiscono uno spaccato fin troppo eloquente. C'è chi ha visto il proprio padre morire prima che una sentenza arrivasse a dargli ragione. Chi ha dovuto chiudere la propria azienda prima che venisse riconosciuto quanto le spettava. Ma anche quando il ritardo non si è trasformato in dramma, quello che traspare dalle mail è il senso di sfiducia profonda nelle istituzioni provocato da ritardi di questa entità.

Spesso alla amarezza per i tempi lunghi dei processi, si accompagnano - nelle mail che stanno arrivando in redazione - proteste accorate anche per il merito delle decisioni assunte dai magistrati. Ma sono soprattutto i tempi a venire considerati indegni di un paese civile: come dice il protagonista di una delle storie che pubblichiamo in questa pagina, «lasciamo stare la sentenza, per me completamente assurda ed ingiusta, ma comunque sentenza c'è stata: fissare l'appello dopo altri 6 anni mi sembra assurdo».

I lettori possono continuare a contribuire a questa «inchiesta corale» inviando il racconto del loro caso a malagiustizia@ilgiornale-web.it. Verranno pubblicate sul sito. E alla fine verranno raccolte e consegnate al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri.

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