Governo-giustizia. Ecco la verità su quello che il Pdl vuol fare

Il disegno di legge approvato detta le regole per tempi più brevi e assegna maggiori diritti agli imputati. Stretta sulle intercettazioni telefoniche

Pubblichiamo uno stralcio del libro «Il Governo del fare, maggio 2008 - gennaio 2010» realizzato dal Pdl per fare il bilancio dell’attività dell’esecutivo a metà mandato. Fra le riforme messe in cantiere quella della giustizia, sul fronte sia penale sia civile. Fra gli imperativi indicati da palazzo Chigi, l’abbreviazione dei tempi dei processi e la certezza della pena, oltre a una maggiore tutela della difesa rispetto alla discrezionalità dei pm. Fra le novità anche il capitolo intercettazioni, che dovranno essere attuate nel rispetto della privacy e limitandone l’uso indiscriminato

In Italia si trascina da troppi anni un problema: la macchina della giustizia deve recuperare efficienza e credibilità. La civiltà di una nazione si misura anche dalla capacità di rendere giustizia ai propri cittadini, con tempi e procedure certe, sia in campo civile che in quello penale. Il governo sta procedendo alla riforma della giustizia perché i diritti della difesa siano equiparati a quelli dell’accusa e tutti i cittadini possano avere giustizia in tempi rapidi. La riforma passerà attraverso una netta distinzione tra avvocati dell’accusa e giudici. L’obiettivo è quello di accelerare i processi e semplificare i riti. Spesso, per un eccesso di discrezionalità e legami troppo stretti tra giudici e accusa, non sono garantiti i diritti della difesa. Altro grande tema è quello della certezza della pena. Su questo tema il governo è intervenuto con una serie di provvedimenti, ultimo dei quali il decreto legge di metà febbraio che impedisce che gli stupratori arrestati siano messi in libertà. L’intento del governo è quello di far funzionare la giustizia: di questo hanno bisogno i cittadini.
DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Il 6 febbraio il Consiglio dei ministri all’unanimità ha approvato il disegno di legge di riforma del processo penale, con l’obiettivo di garantirlo più rapido e realizzare il “giusto processo”, con la perfetta parità tra accusa e difesa, rendendo effettivo l’articolo 111 della Costituzione. Il disegno di legge del governo ridisegna la fisionomia del processo penale: pone limiti ai poteri del pubblico ministero, restituendo garanzie ai cittadini, dà maggiore autonomia alla polizia giudiziaria, poteri più ampi per la difesa degli imputati, competenze estese per la Corte di assise. Sono inoltre previsti: il controllo sulla produttività dei magistrati, l’elezione dei Pm onorari, la digitalizzazione e l’introduzione delle notifiche on line, nel processo penale e civile.
PROCESSI PIÙ RAPIDI
Per accelerare i processi, il Pm ha l’obbligo (non più la facoltà) di richiedere il processo immediato per i reati per i quali ciò è previsto. Il rito direttissimo è la regola in tutti i casi in cui non servono ulteriori indagini. In appello è abolito il patteggiamento.
DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE
Il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche punta a:
a) arginare la diffusione incontrollata dei contenuti delle intercettazioni, per tutelare il diritto alla privacy di ogni cittadino;
b) ridurre i costi delle intercettazioni.
L’obiettivo è capovolgere la prassi seguita finora, che si limita allo spionaggio telefonico, spesso indiscriminato, per arrivare a definire il reato. Le intercettazioni continueranno a essere usate per i reati più gravi, a partire dalle indagini contro la criminalità organizzata e contro il terrorismo. Per i reati meno gravi si dovrà però indagare come in ogni altro paese civile: cercando prove, riscontri, moventi. Le intercettazioni potranno essere chieste solo in caso di evidenti indizi di colpevolezza (per mafia e terrorismo, bastano gli indizi di reato) e per reati con pene oltre i cinque anni: usura, molestie, traffico d’armi e di droga, pedopornografia, reati contro la pubblica amministrazione, ecc. Le intercettazioni non potranno essere pubblicate fino alla conclusione delle indagini preliminari. L’unità di monitoraggio delle intercettazioni istituita nel 2009 ha razionalizzato i costi, con un risparmio del 30% sull’anno precedente.
IL PIANO CARCERI
Il 13 gennaio 2010 il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per quanto riguarda il sovraffollamento delle carceri italiane.
Questo il piano di emergenza:
1. Coinvolgere l’Unione Europea, partendo dal presupposto che il 37% dei detenuti è straniero. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che prevede l’intervento dell’Europa in materia carceraria, specie per quanto riguarda i finanziamenti delle strutture. Inoltre il tema carceri è stato inserito nel Programma di Stoccolma che segna la rotta per il prossimo quinquennio.
2. Realizzare un piano di edilizia carceraria per portare la capienza a circa 80.000 posti. Nei diciotto mesi trascorsi al governo sono stati creati 1.600 nuovi posti nelle carceri, un numero pari a quello dei posti creati nei dieci anni precedenti.
3. Norme alternative al carcere per coloro che devono scontare un minimo residuo di pena.
4. L’assunzione di 2.000 agenti di polizia penitenziaria, per migliorare il lavoro di chi già opera nelle carceri nell’ambito di quel corpo di polizia.

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