Ma non sarà che la Cgil è perfino peggio di Deliveroo? Non sarà che il re è nudo? Accade questo: da una parte Landini strepita contro lo sfruttamento dei rider che invadono le città per consegnare la pizza della sera, denunciando fordismo, neoliberismo, conservatorismo, libertarismo, ordoliberalismo, corporativismo, economia austriaca e via delirando. Dall'altra, la stessa Cgil è talmente affezionata alla demolizione del diritto del lavoro e dei contratti da non pagare il Tfr nemmeno ai propri dirigenti. I quali, dopo decenni di onorato lavoro, si aspetterebbero dal tempio sacro del giuslavorismo di potersene andare via tranquilli, progettando la terza età, magari in compagnia della moglie che ha voglia di viaggiare. È il paradosso di una sindacato che sfrutta proprio chi lavora per lui, con un comportamento più cinico di qualsiasi multinazionale. Ma la verità è da tempo davanti agli occhi degli italiani. La Cgil ha smesso di fare la confederazione del lavoro, missione considerata a quanto pare poco nobile, per vestirsi da partito politico in cerca di sistemazione. Lo hanno stabilito perfino i giudici, che hanno pignorato la più grande sigla sindacale della sinistra perché voleva fregare i soldi a un compagno lavoratore. Non hanno pignorato la Cgil perché ha occupato un centro sociale per contestare il governo Meloni, idiozia almeno compatibile con l'ideologia distorta di un sindacato che di mestiere blocca treni, aerei e trasporto pubblico locale, spiegandoci che in questo modo a Gaza finirà la guerra.
L'hanno pignorata, al contrario, perché non applica - in quanto se ne sente unica depositaria - il diritto del lavoro su cui costruisce, ogni giorno, la campagna elettorale per portare il suo segretario su una poltrona in Parlamento.