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La filosofa rossa è senza freni: si scaglia (ancora) contro Meloni

Rosi Braidotti a Otto e mezzo va all'attacco del presidente del Consiglio seguendo il solito copione: "C'è una tendenza autoritaria tremenda, questo proibizionismo e il pugno di ferro sono cose patetiche"

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Da mesi assistiamo a un continuo martellamento mediatico della sinistra contro il governo. Tutto nella norma. Solo che le opposizioni non si limitano più alle solite critiche politiche. Con un crescendo forsennato, nell'ultimo anno, è venuto a rimpolparsi il fronte di coloro che, ancora innervositi dal risultato delle elezioni politiche dell'anno scorso, non perdono occasione per spostare il tema sul piano personale. Ieri Rosi Braidotti, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7, si è resa protagonista di colpi bassi che non sono certo passati inosservati.

La filosofa rossa si è, infatti, scagliata duramente contro il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, andando ben oltre le annotazioni politiche e usando a termini a dir poco forti. "Ogni volta che si concede questi sfoghi rabbiosi dà l’impressione di essere una premier sull’orlo della crisi di nervi", è stata la prima osservazione al veleno in seguito alla dura reazione di Meloni per la decisione del giudice di Catania che di fatto ha sconfessato il nuovo decreto dell'esecutivo.

Per la Braidotti saremmo di fronte a vittimismo e aggressività "come strumenti di governo, incapacità di gestire la questione dell’immigrazione". Che, a suo giudizio, non rappresenta un problema o un'emergenza da risolvere ma va intesa semplicemente come una situazione da gestire, anche perché siamo nel mezzo di una trasformazione epocale. "C'è una tendenza autoritaria tremenda e un’incapacità a risolvere", ha aggiunto sfoderando il solito copione. Per poi mettere nel mirino il proibizionismo e il pugno di ferro che ha bollato come "cose patetiche, che non risolvono niente".

Ovviamente lo sfogo della filosofa non è terminato qui ed è andato avanti, prendendosela con il "discorso disastroso" che Meloni ha pronunciato alle Nazioni Unite manifestando - a suo giudizio - "incapacità". Non ha gradito il fatto che abbia lanciato una crociata globale contro l'immigrazione e ha accusato "questa marziana" di non aver capito che viviamo in un'epoca di decolonizzazione. Infine è arrivata puntuale l'immancabile lezioncina sulla democrazia come se ci fosse un allarme autoritario nel nostro Paese: "Ne sanno più i giovani di come funziona una democrazia di Meloni".

Per la Braidotti bisognerebbe, quindi, avere intelligenza e comprensione delle cose. Nello specifico cosa bisognerebbe fare? Mettere in campo politiche di accoglienza indiscriminata? Replicare le stesse ricette fallimentari che la sinistra in questi anni ha partorito? Il governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni ha imboccato la strada del contrasto all'immigrazione sregolata, con buona pace di Braidotti e dei compagni rossi.

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