Andiamo dritti al punto. Chi al referendum voterà Sì vuole: il giudice terzo, accusa e difesa sullo stesso piano, la prova dibattimentale, il Csm indipendente dalla politica delle correnti, l'Alta corte che disciplini e sanzioni. Chi, invece, voterà No vuole continuare con il giustizialismo che è una forma politica di ingiustizia. La separazione delle carriere del giudice e del pubblico ministero ha, dunque, sia un valore tecnico, che riguarda il completamento della riforma Vassalli, sia un valore culturale, che riguarda la politica italiana almeno da Mani pulite in poi. La cosiddetta Seconda repubblica è nata sulla base del giustizialismo ed è stata caratterizzata dal giustizialismo che è una forma politica di giustizia e una forma giudiziaria di politica. Ecco perché i liberali votano Sì, i riformisti votano Sì, i liberaldemocratici votano Sì, i conservatori votano Sì, i cattolici liberali votano Sì. Dunque, chi vota No? I comunisti (ex, post o in servizio che siano).
Nella separazione delle carriere del giudice e del pm c'è la fine di un mondo in cui l'avversario politico è eliminato per via giudiziaria. Non a caso il governo Meloni è odiatissimo a sinistra perché non si riesce a trovare un modo per indagare direttamente il presidente del Consiglio. Quanta ipocrisia c'è in questo benedetto e maledetto Paese. La riforma Nordio, in quanto è una riforma liberale che prova a disinnescare gli effetti giustizialisti che ci sono nella cultura pan-penalista del processo inquisitorio, offre a tutti la possibilità di uscire dalla permanente guerra civile mentale che contrassegna la vita italiana e imboccare la via della reciproca legittimazione. Purtroppo, la sinistra, prima e dopo Renzi, si è estremizzata, tanto che la stessa nascita del movimento grillino è una figliolanza del suo giustizialismo.
La subalternità culturale del Pd di Elly Schlein al M5S di Giuseppe Conte provoca una estremizzazione di tutta la sinistra che è diventata il principale ostacolo alla nascita di una democrazia matura basata sull'alternanza. La scelta del No al referendum da parte della politica massimalista esprime la volontà di non disarmare e di non uscire dal perimetro della Seconda repubblica basata sulla demonizzazione della destra nel tentativo di schiacciarla sul fascismo. Ma questo gioco, marcio come è marcio il Novecento strumentalizzato affinché non passi mai, è, ormai, scoperto e, a conti fatti, non danneggia più la destra bensì la sinistra. Infatti, più la sinistra lancia la falsa accusa di fascismo e più il suo antifascismo manifesta tutto l'anti-liberalismo che si porta dentro, sia con le manifestazioni violente sia con l'incapacità di rappresentare un'alternativa di governo.
Una sinistra finalmente riformista avrebbe collaborato alla scrittura della riforma e avrebbe approvato interamente per via parlamentare la modifica costituzionale perché in questo modo avrebbe rifondato sia la vita repubblicana sia sé stessa; invece, ha scelto ancora una volta di
fare, per usare un'espressione di Marguerite Yourcenar, il giro della prigione dell'eterno dopoguerra italiano. Ma mentre prima riusciva a mettere in fuorigioco la destra, ora riesce solo a mettere in fuorigioco sé stessa.