"Il governo ha ancora circa un anno di vita: se non siamo piaciuti lo diranno nelle urne gli italiani. E, nel caso, andremo a casa. Ma adesso non è in discussione il governo ma una serie di norme da cui dipende il futuro dell'equilibrio dei poteri e della tenuta democratica in Italia". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, nel corso di un confronto pubblico sulla riforma della giustizia al Centro Studi Americani a Roma "Questo prescinde dal governo in carica - ha aggiunto -. Massimo rispetto per le opinioni diverse dalla mia ma c'è un sondaggio dove su un campione di 100" persone "che votano per il no il 58% vota perché vuole mandare a casa il governo Meloni, questo è un segno non rassicurante".
“Non mi pare - ha aggiunto Mantovano - che la presidente del Consiglio stia rinunciando al suo ruolo di sostenitrice della riforma della giustizia, avendola voluta per prima. Non credo ci siano stati tentennamenti da parte del governo" a sostegno della campagna referendaria .
Questa “non è una riforma contro i magistrati - assicura il sottosegretario -. È chiaro che ha un marchio Giorgia Meloni insieme agli alleati”. Se ”dovesse essere confermata dal referendum, saranno introdotti altri filtri. Non ci sarà un salto nel buio”.
"Ridimensionare la carica apocalittica della riforma"
"Il mondo potrà finire per tante altre ragioni, ma mi sento di dire che certamente non è minacciato dalla separazione delle carriere… Soprattutto negli ultimi dieci giorni sta accadendo qualcosa che oscura il resto”, si tratta della guerra in Iran. Un conflitto che “non ci impedisce di parlare della riforma", ma che ci fa "ridimensionare la portata e la carica apocalittica” di quello di cui stiamo parlando, ovvero del referendum. “Certamente la riforma è un passaggio importante -ha sottolineato Mantovano- ma penso che” la crisi iraniana “abbia come effetto positivo di ridimensionare uno snodo istituzionale comunque importante”. La “stabilità del governo - ha rimarcato - non è messa in discussione dal voto referendario sulla riforma della giustizia”. Questa conversazione di oggi serve anche “a ridimensionare la carica apocalittica che alcuni commenti sulla riforma stessa hanno portato.
Quello che oggi minaccia il mondo è l’arricchimento dell’uranio, i missili balistici, la persecuzione di tante popolazioni, Sono i rischi di approvvigionamento energetico, per l’Italia, credo quindi di poter dire con molta serenità che il mondo non è minacciato dalla separazione delle carriere. Il 24 di questo mese il sole sorgerà anche se vincesse il sì e tramonterà certamente se vincesse il no. La vita prosegue”.