Sui social network gira di tutto. Spesso contenuti assolutamente inutili che ci fanno solo perdere tempo e neuroni. Altre volte, però, appaiono delle vere e proprie perle. In questi giorni, visto che si parla molto del tema giustizia legato al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, che si terrà il 22-23 marzo, gli algoritmi hanno pensato bene di riproporre agli utenti dei video sul tema. Ce n'è uno, di appena cinquanta secondi, in cui Indro Montanelli fa alcune riflessioni sulla giustizia.
"Io non sono affatto disposto a tollerare una magistratura come quella che abbiamo oggi in Italia. Io sono convinto che la magistratura debba essere indipendente, però chiedo ed esigo che abbia un autogoverno di controllo e che soprattutto risponda dei suoi gesti. Oggi noi abbiamo una magistratura che non risponde a nessuno dei suoi errori, spesso catastrofici, perché hanno distrutto uomini, hanno distrutto aziende per delle cose che poi si sono rivelate insussistenti. Mai un magistrato ha pagato per questo. Io voglio che i magistrati paghino. Non dico a dei poteri esterni ma perlomeno al potere a cui viene affidata la disciplina nella categoria".
Montanelli pronunciò queste parole nel maggio 1985 nel programma "Mixer - Faccia a faccia", sulla Rai, intervistato da Giovanni Minoli. Colpisce l'estrema attualità di quel pensiero, nonostante siano trascorsi 41 anni. Segno, purtroppo, che le cose nel nostro Paese purtroppo non sono cambiate.
Cosa pensava il grande giornalista della giustizia? Da liberale quale era ne criticava l'uso mediatico così come stigmatizzava il ruolo politico assunto da alcune toghe. Sosteneva la necessità di una magistratura (veramente) indipendente e invocava, altresì, riforme radicali per garantire la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei giudici per i loro errori. Auspicava, inoltre, una riforma che limitasse lo strapotere di una "casta di intoccabili" quale era, a suo dire, quella delle toghe.
Non ha alcun senso ipotizzare cosa scriverebbe o direbbe oggi Montanelli sulla giustizia o cosa voterebbe nel prossimo referendum. È un inutile esercizio di retorica. La cosa più importante è riascoltare le sue parole e riflettere su quanto fosse avanti. Basti pensare al "caso Tortora". Montanelli, infatti, non si limitò a definirlo un errore giudiziario, ma una vera e propria vergogna per tutto il Paese, evidenziando il linciaggio mediatico subito dal giornalista, sbattuto in carcere con l'accusa assolutamente infondata di essere uno spacciatore di droga.
E se purtroppo poteva (e può) capitare di finire nel mirino di uno spregiudicato criminale, il camorrista Giovanni Melluso, la cosa più infamante fu la definizione che il procuratore Diego Marmo, basandosi sul nulla, affibbiò a Tortora: "Cinico mercante di morte". Parole che, ancora oggi, chiedono giustizia.