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“No all’asse Meloni-Merz”: la sinistra italiana tifa Macron

Schlein e Conte criticano ferocemente il patto di rilancio tra Italia e Germania su industria e competitività e si accodano alla proposta di ispirazione francese degli Eurobond

“No all’asse Meloni-Merz”: la sinistra italiana tifa Macron
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Il pre-vertice a sorpresa tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz in vista del retreat sulla competitività che si terrà domani, giovedì 12 febbraio, al castello di Alden Biesen certifica il successo di quello che la presidente del Consiglio considera solo il primo round della partita: aver sostituito Roma a Parigi nella relazione preferenziale con Berlino.

Il documento redatto tra i due capi di governo delle due più grandi manifatture europee - a suon di semplificazioni e monitoraggio dell’iter legislativo, abbattimento delle barriere interne, attenzione alle Pmi - rappresenta anche un manifesto politico che va in direzione contraria alla ricetta di Emmanuel Macron per “il risveglio europeo” sul debito comune europeo. E, probabilmente, questo fatto non sembra particolarmente andare a genio alle forze politiche della sinistra, che nelle ultime ore hanno tuonato contro la premier.

“Abbiamo sentito di nuovo negare la prospettiva degli eurobond e degli investimenti comuni, che invece sono necessari anzitutto al rilancio economico europeo e, dentro quello europeo, a quello italiano in particolare -. ha dichiarato la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein -. Su questo devo dire che non bisogna avere questo atteggiamento di resa che abbiamo registrato anche stamattina dal governo, perché, se guardiamo ai tempi in cui c'era un governo giallorosso e in cui il presidente del Parlamento si chiamava David Sassoli, quella battaglia è stata fatta”.

Non è da meno Giuseppe Conte, il quale ritiene che Meloni porti l’Italia “in un vicolo cieco: strozzati dai vincoli europei e in costante calo della produzione industriale, stiamo smantellando anche il nostro sistema di welfare per scimmiottare il warfare della Germania. Senza investimenti comuni dell'Europa ci condanniamo a fare come in questi anni in cui il governo si è trovato in difficoltà anche a trovare 6 milioni per le mammografie, ha tagliato sulla scuola, definanziato la sanità buttando soldi in folli spese militari per arrancare dietro alla Germania e accontentare Trump". Il leader del Movimento 5 Stelle aggiunge che, con queste scelte, “si condannano definitivamente l'Italia e l'Europa a un declino senza ritorno. Saremo sempre più in balia delle strategie di Trump e delle altre superpotenze. Fermatevi. Tuteliamo i nostri interessi, non fate scelte da anti-italiani”.

Insomma: proprio nel periodo in cui il nostro Paese sta lentamente alzando la testa per tornare a contare in maniera determinante sul palcoscenico internazionale, ecco che le opposizioni sembrano quasi remare contro invece che esultare per questa prospettiva italo-tedesca. E anche Pasquale Tridico, parlamentare europeo del M5s, vorrebbe sposare la linea politica macroniana: “Se vogliamo davvero rilanciare il mercato unico, non possiamo limitarci alla politica delle semplificazioni o agli omnibus. Dobbiamo cambiare strategia: regole fiscali diverse, scarsa digitalizzazione e concorrenza sleale creano costi concreti per le imprese, incertezza, e ostacoli operativi, soprattutto per le Pmi - afferma l’ex presidente dell’Inps -.

Il documento di Meloni e Merz persevera nei soliti errori dell’Ue. Propone le vecchie ricette neo-liberiste che schiaccino le Pmi e i diritti dei lavoratori. L’Ue deve invece voltare pagina o la competitività resterà solo uno slogan”.

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