"Non è in palinsesto". Saviano perde il programma in Rai

L'ad Sergio annuncia l'esclusione dello scrittore: "La scelta è aziendale, non politica". Nei giorni scorsi l'ultimo affondo contro Salvini. Ora cosa diranno gli anti-Facci?

"Non è in palinsesto". Saviano perde il programma in Rai
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Bello ciao! Niente servizio pubblico per Roberto Saviano, che resta fuori dal palinsesto dopo l'ultima uscita che l'ha visto al centro della bufera per l'ennesima sparata contro un esponente del centrodestra. Il programma dello scrittore non andrà in onda sulla Rai: le quattro puntate del suo Insider - Faccia a faccia con il crimine, previste tra novembre e dicembre su Rai 3, non troveranno spazio nel corso di quest'anno. A pesare è stata l'ultima dichiarazione al veleno contro Matteo Salvini sul caso Carola Rackete: pochi giorni fa lo ha definito il "Ministro della Mala Vita".

L'annuncio dell'ad Sergio

L'annuncio della scelta è arrivato direttamente da Roberto Sergio. L'amministratore delegato della Rai, intervistato da Il Messaggero, ha fatto sapere a chiare lettere che Saviano non è in palinsesto. "La scelta è aziendale, non politica", ha tenuto a precisare l'ad. Una spiegazione chiarissima che dovrebbe prevenire ogni tipo di (sterile) polemica sull'esclusione del programma del noto sceneggiatore italiano, anche se la sinistra è già pronta sul piede di guerra in una valle di lacrime.

Su questo punto Sergio ha replicato alle accuse di chi sostiene che si stia seguendo un approccio di TeleMeloni, come se ci fosse l'indicazione di avere un servizio pubblico del tutto supino all'esecutivo. Una narrazione irricevibile che infatti l'amministratore delegato ha respinto al mittente, ribadendo di essere al servizio del nostro Paese e dell'azienda senza avere vincoli di stampo politico: "Le mie scelte sono sulla base delle competenze e del merito, io non so e non voglio sapere per chi votano i direttori e i dirigenti".

La linea del centrodestra

Nei giorni scorsi il centrodestra non è rimasto a guardare in seguito alle parole utilizzate da Saviano. Ad esempio i componenti di Forza Italia in commissione Vigilanza Rai hanno presentato un'interrogazione per venire a conoscenza della posizione dei vertici della Rai per quanto riguarda "le offese di Saviano ad esponenti politici e se Saviano goda di una sorta di impunità, a differenza di altre persone, che gli consente di offendere le persone e di poter svolgere una funzione importante di conduzione di programmi del servizio pubblico".

A scagliarsi contro colui che si erge a paladino della giustizia è stato anche Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, secondo cui l'espressione utilizzata dallo scrittore "non è ammissibile e rappresenta un chiaro attacco alle istituzioni". Da qui l'invito del meloniano a riflettere su quanto accaduto e a mettere in campo tutte le decisioni del caso per prendere provvedimenti adeguati: "È evidente che uno come lui non possa rappresentare, in alcun modo, il sevizio pubblico, né tantomeno condurre un programma".

"Altro insulto e altro odio? Altra querela", ha scritto sui social Matteo Salvini. Anche dalla Lega sono arrivati appelli al pugno duro contro Saviano. Per la deputata Simonetta Matone gli insulti non hanno nulla a che vedere con il confronto libero e civile che invece andrebbe sempre garantito: "È davvero assurdo e mi auguro che a Saviano non sia concesso pure questo. Tutto ha un limite. E qui credo si sia andati oltre".

Ora cosa diranno gli anti-Facci?

A questo punto una domanda viene da sé: ora cosa avranno da dire tutti coloro che si erano affrettati a scagliarsi contro Filippo Facci? Avranno il coraggio di paventare lo spauracchio di una scelta autoritaria? Pochi giorni fa li abbiamo visti brindare ed esultare con tanto di toni trionfanti per la cancellazione del programma del giornalista che - secondo i censori morali della sinistra - aveva scritto sulle colonne di Libero un'opinione irricevibile sul caso La Russa Jr.

Un'opinione che gli è costato il programma in Rai. E il fronte rosso non si è fatto alcun problema: ha impugnato il calice e ha esultato, dandosi alla pazza gioia e prendendo l'occasione al volo per fomentarsi.

Ora cambieranno improvvisamente approccio e parleranno di censura di fronte a una persona che ha definito il vicepresidente del Consiglio il "Ministro della Mala Vita"? L'incoerenza rossa è eloquente, siamo abituati: difendono chi insulta e i giornalisti ultras-partigiani, ma solo se schierati dalla loro parte. Ora mettiamoci comodi e gustiamoci il ballo dell'opportunismo. Sullo sfondo Roberto Saviano è fuori dalla Rai. Con buona pace delle banderuole della sinistra.

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