Pdl Zuncheddu. È dedicata al pastore sardo che ha trascorso 33 anni in carcere per un errore giudiziario, la proposta di legge di Forza Italia in favore delle vittime di malagiustizia. Il testo prevede l’erogazione di una rendita mensile pari al doppio dell’assegno sociale per un periodo non inferiore al doppio della durata della custodia cautelare ingiustamente sofferta.
La proposta "punta a garantire una provvisionale economica a chi alla fine di un processo è stato assolto” e prevede che l’assegno “parta dal momento dell'assoluzione fino alla sentenza di risarcimento del danno”, un periodo che può durare anni. "Un aiuto economico immediato per le vittime di ingiusta detenzione”, scrive su X il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani che definisce Beniamino Zuncheddu “simbolo della più clamorosa ingiustizia della nostra storia”.
Forza Italia vuole, quindi, “colmare un vuoto di tutela inaccettabile e restituire – si legge ancora nel tweet di Tajani - dignità ai 30.000 cittadini che, negli ultimi 30 anni, come Beniamino hanno sofferto ingiustamente le pene del carcere”. Il leader di Forza Italia, poi, sentenzia: “Nessuno ha pagato per questi errori giudiziari. Anche per riparare a queste ingiustizie voteremo SÌ alla riforma della giustizia, perché nessun altro possa subire questo torto".
Nel corso della conferenza stampa, invece, il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri ha ricordato come “tante vittime di malagiustizia rimangono prive di mezzi di sostentamento” e, perciò, è necessaria “un'erogazione di mille euro per consentire a queste vittime di malagiustizia almeno di sopravvivere, perché spesso si devastano le loro vite, il loro lavoro, la loro famiglia".
All’incontro era presente anche il deputato Pietro Pittalis, componente della Commissione Giustizia e primo firmatario della proposta di legge, che spiega da un’iniziativa del Partito Radicale che Forza Italia ha voluto fare propria. Secondo Pittalis, “lo Stato ha il dovere di intervenire con tempestività e concretezza” e “anche questa – ha concluso - è una buona ragione per votare SÌ al referendum: per rafforzare le garanzie, migliorare il funzionamento della giustizia e fare in modo che simili errori non si ripetano mai più''. All’evento ha preso parte in video collegamento proprio Zuncheddu che ha ricordato:"Quando sono uscito non mi hanno dato pure un centesimo per prendere un pullman...".
E ha aggiunto: "Uno esce da lì, ti aprono il cancello, poi arrangiati, vivi e ti salvi come puoi, io, grazie a Dio, ho la famiglia e mi stanno ancora mantenendo a me con tutte le spese che hanno già avuto". Il dramma dell'ingiusta detenzione resta: "Certo, quello non lo si dimentica mai, quella è una ferita che rimarrà per sempre. Ho perso tutto, non ho niente, non ho nulla, cioè non mi sono potuto fare famiglia, non mi sono fatto nulla, e poi con quest'età, chi mi prende a lavorare?".
L'ex pastore è schierato apertamente per la separazione delle carriere e, a tal proposito, dice: "È inutile che vado con l'avvocato, perché l'avvocato non serve a niente perché non ha voce in capitolo. E' il giudice e il pubblico ministero, sono due contro uno". La deputata azzurra Rita Dalla Chiesa commenta: “Ne incontriamo tutti i giorni di queste vittime come Beniamino Zuncheddu perché 33 anni passati in carcere come è capitato a lui non sono uno scherzo. Fermiamoci a pensare a quanti siano 33 anni, un macigno grande così da portare addosso, sulle spalle, e con il quale si invecchia”.
E ancora: “Sono 33 anni della vita di un uomo, passati, buttati via. Come se l’avessero fatto nascere e poi morire. E poi fa male sapere che nessuno paga”. Dalla Chiesa, poi, conclude: “Questi giudici che l'hanno condannato, che gli hanno inflitto 33 anni di carcere mi chiedo dove siano finiti, cosa abbiano fatto della loro carriera.
So soltanto che loro hanno vissuto, visto crescere i figli, festeggiato il Natale, hanno trascorso la loro vita come hanno voluto. Beniamino Zuncheddu invece è stato chiuso in una cella per 33 anni: per me è impossibile soltanto da immaginare”.