Ilaria Salis continua a ricoprire il ruolo di militante, nonostante sia stata eletta nel Parlamento europeo come rappresentante degli italiani. Tutti. I toni che utilizza nelle sue comunicazioni non si discostano da quelli dei centri sociali, dei quali ha fatto parte fino all’arresto in Ungheria, senza il quale non sarebbe stata eletta al parlamento europeo. E con il solito tono ha annunciato la sua presenza nel corteo del 25 aprile di Milano, senza però specificare il quale corteo sarà, se in quello degli antagonisti o in quello ufficiale. “Il 25 aprile sarò in piazza a Milano per celebrare la ricorrenza più bella, e vedrete quanti saremo – altro che quattro gatti della Lega per la remigrazione”, ha scritto sui social.
La narrazione secondo la quale in piazza Duomo lo scorso sabato ci fossero poche persone è stata smontata in più di un’occasione con i fatti ma quel che appare stonato, in questo annuncio di Salis, non sono tanto i toni, che si conoscono, quanto il cercare di costruire un racconto del 25 aprile come giornata di lotta e non di unione, considerando che si tratta del giorno della Liberazione dell’Italia. Un giorno, quindi, che non dovrebbe avere connotazioni politiche ma che è stato man mano trascinato dalla sinistra verso la militanza di rottura. Al di là di questo, Salis ha anche annunciato la partecipazione alla contromanifestazione al raduno che tradizionalmente si tiene a Dongo, sul lago di Como, organizzata dai nostalgici che ricordano la cattura di Benito Mussolini mentre tentava la fuga verso la Svizzera.
“Il 26 aprile sarò invece a Dongo, sul lago di Como. Parteciperò alla manifestazione contro il grottesco raduno neofascista di quelli che commemorano il loro capo mentre, sconfitto e rinnegato dal popolo italiano, fuggiva travestito da soldato tedesco, nascosto in una colonna di nazisti in ritirata da un Paese finalmente liberato”, scrive Salis, riferendosi a Mussolini come di “capo”, a 81 anni dalla sua morte risulta quanto meno anacronistico, anche come provocazione. E ancora, la chiusura rappresenta forse la vera provocazione di Salis: “Ma quale ‘pacificazione’, equiparazioni e balle varie! Il concetto è semplice, e lo ribadiremo con forza: nella nostra Repubblica antifascista, nata dalla Resistenza, il fascismo non deve e non dovrà mai più avere diritto di cittadinanza”.
I padri costituenti si dimostrano molto più evoluti della sinistra attuale: nella Costituzione italiana non è scritto da nessuna parte che l’Italia è una Repubblica antifascista.
Fu una precisa scelta dei Padri Costituenti che, invece di usare una definizione politica che avrebbe potuto col tempo apparire datata o legata a una sola parte, hanno preferito tradurre i valori dell'antifascismo in regole giuridiche concrete antitotalitarie.