Mancano meno di due mesi al referendum sulla Giustizia per la separazione delle carriere e i due fronti, quello del "no" e quello del "sì" sono in piena campagna per portare le proprie ragioni agli elettori. Tra chi si schiera con il "sì" c'è anche Luigi Tivelli, giurista e politologo, nonché editorialista de il Giornale, che è stato intervistato dal comitato dei "cittadini per il sì" sulla sua scelta.
"Voterò indubbiamente sì perché è una vergogna la correntocrazia che c'è nella magistratura che, sostanzialmente, con l'Anm si presenta come casta e corporazione insieme con tante sottocaste fatte dalle correnti. La cosa più importante le quesito referendario riguarda l'introduzione del sorteggio per il Csm, perché è il Csm il pesce che ha sempre puzzato dalla testa, perché è un pesce da cui derivava la correntocrazia e la politicizzazione di una parte della magistratura. Il referendum finalmente schioda tutto questo e toglie queste catene che hanno tenuto la magistratura, una parte di essa, legata ad aspetti politici", ha spiegato Tivelli davanti alla telecamera, esponendo in maniera circostanziata la propria opinione su un referendum che potrebbe cambiare definitivamente l'impostazione della magistratura e ridare fiducia agli italiani per questo organo così importante.
Tivelli per molti anni ha ricoperto il ruolo di consigliere parlamentare presso la Camera dei Deputati, maturando una profonda conoscenza dei meccanismi legislativi, collaborando anche con la Presidenza del Consiglio dei Ministri tra il 2001 e il 2006, periodo corrispondente ai governi Berlusconi II e III, quando ha servito come consigliere giuridico del vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, occupandosi specificamente del coordinamento dell'ufficio legislativo.
Tra il 2019 e il 2022, anni in cui si sono succeduti il governo Conte II e il governo Draghi, ha fatto parte del nucleo di Valutazione e Analisi per la programmazione presso il Dipartimento per le politiche di coesione. Ma fin dagli anni Ottanta e Novanta ha collaborato costantemente con la Presidenza del Consiglio per la scrittura delle leggi, interfacciandosi anche con figure storiche come Giulio Andreotti e Bettino Craxi.