Sul referendum della Giustizia arriva la svolta della Corte di Cassazione. Dopo una lunga camera di consiglio Ufficio centrale ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. A proporlo erano stati i "volenterosi", giuristi coordinati dall'avvocato Carlo Guglielmi. Significa che anche la data del voto, fissata dal governo per il 22 e il 23 marzo, rischia di slittare: non è chiaro se l'esecutivo possa limitarsi a modificare il quesito, o se debba riconvocare le urne. Nel secondo caso, la data del voto potrebbe slittare ad aprile: serve infatti un anticipo tra i 50 e i 70 giorni. Si legge nell'ordinanza, da poco depositata che "dato atto che si intende venuto meno il quesito enunciato" nella precedente ordinanza dello scorso 18 novembre, si "formula ora il nuovo quesito" e si "dispone che, a cura della cancelleria della Corte di cassazione, la presente ordinanza sia immediatamente comunicata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Corte costituzionale".
La decisione della Cassazione
I due quesiti differiscono per un aspetto: l’indicazione degli articoli della Costituzione – ben sette – modificati della riforma. Secondo la tesi dei giuristi, accolta dalla Cassazione, quell’indicazione è obbligatoria in base alla legge 352 del 1970 sul referendum. Il quesito originario recitava: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinarè approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?". Nella nuova formulazione, si aggiunge la frase: "con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?".
Il nuovo quesito
"Dato atto che si intende venuto meno il quesito enunciato" nella precedente ordinanza dello scorso 18 novembre, si "formula ora il nuovo quesito" e si "dispone che, a cura della cancelleria della Corte di cassazione, la presente ordinanza sia immediatamente comunicata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Corte costituzionale". Si dispone inoltre "che la presente ordinanza sia notificata ai presentatori della richiesta dei 546.343 elettori e ai tre delegati dei parlamentari richiedenti ognuna delle quattro richieste referendarie ammesse con l'ordinanza dello scorso 18 novembre 2025". È quanto si legge nella nuova ordinanza depositata oggi dall'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione che ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia, nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini.
Ceccanti: "Non è detto che slitti"
Secondo l'esperto costituzionalista Stefano Ceccanti, interpellato dall'Ansa, però, la data del voto non dovrebbe variare. "Premettendo il fatto che bisogna aspettare il deposito dell'ordinanza della Cassazione, credo che la data del referendum non cambi: il referendum è già indetto per decreto, verrebbe solo aggiornato il quesito e non servirebbero altri decreti che ne posticiperebbero la data. Quindi il quesito cambia ma la data no. Attendiamo l'ordinanza. Non escluderei però che la questione potrebbe protrarsi qualora i promotori ritengano di chiedere di cambiare la data ricorrendo alla Consulta per conflitto di attribuzione.
Anche in quel caso penso che però il ricorso non verrebbe ammesso", le parole del docente di diritto pubblico comparato all'università 'La Sapienza di Roma ed ex parlamentare, in merito all'accoglimento del nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia.