Marina Berlusconi, dalle pagine del Corriere della sera, ha reso pubblica la sua intenzione di voto sul referendum: “Voterò Sì. E non per il mio cognome, né per spirito di parte, ma perché è la cosa giusta”. La figlia del Cavaliere, oggi a capo di Mondadori, ha sottolineato questo è lo scopo dei referendum, ossia “a votare sui contenuti, non in base alle appartenenze. Non è una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo” perché “la separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la vera "terzietà" dei giudici. Abbiamo un’occasione irripetibile, non lasciamocela scappare”.
Il cognome ha un suo peso, Marina Berlusconi non può dimenticare quanto accaduto al padre che “ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria” ma, ha aggiunto, “non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona”. In Italia, ha proseguito, esiste “una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine”. Perché il vero problema di questo Paese, ha aggiunto Berlusconi, non sono i magistrati ma “le correnti, che all’interno del Consiglio superiore della magistratura decidono vita e morte di pm e giudici”. Ogni magistrato, ovviamente, “è libero di avere le sue idee, ci mancherebbe, ma in nessun caso dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l’attività giudiziaria”.
Un ragionamento di principio, più che un endorsement all’attuale esecutivo, che si basa su quella che Berlusconi percepisce come una priorità del Paese che prescinde dalla politica ma si fonda sui pilastri della democrazia. Anche perché lei, di politica, per il momento non sembra voler parlare come parte attiva: “Il mio lavoro è un altro. Anzi, mi lasci dire che sono orgogliosa di quello che stiamo facendo. Mondadori è solida e si conferma un presidio di qualità e pluralismo; Mediolanum ha chiuso un anno record grazie all’ottimo lavoro di Massimo Doris. E mio fratello Pier Silvio con Mediaset continua a fare numeri eccellenti, mentre il sogno di una tv europea con la testa in Italia è divenuto realtà”.
Per lei è però impossibile non parlare di politica, in particolar modo di Forza Italia, in nome del cognome che porta e della storia della sua famiglia. Marina Berlusconi ha colto l’occasione dell’intervista al Corriere della sera per sottolineare che al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, “noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare”. Lui “ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui”. Sono parole che Marina Berlusconi, al di là del suo cognome e del legame col partito, rivendica in veste di imprenditore: “Il destino di Forza Italia è nelle mani di Forza Italia, io faccio l’imprenditore. E cosa c’è di strano se un imprenditore chiede meno burocrazia, più liberalizzazioni e meno tasse? Come cittadina, poi, potrò pur aspettarmi più coraggio sui diritti civili”.
Marina Berlusconi ha poi voluto ribadire l’unità del centrodestra che, pur se con sensibilità diverse, è una coalizione coesa e su Roberto Vannacci, se dovesse uscire dalla coalizione, ha dichiarato che “non sarebbe una gran perdita... Anzi, potrebbe essere una opportunità per liberare il centrodestra da pericolosi estremismi. Poi so benissimo che la politica deve anche fare i conti con le percentuali”. Berlusconi promuove anche questo governo composto da una maggioranza che “ha sempre mostrato equilibrio e moderazione. Grazie a una gestione responsabile dei conti, ad esempio, l’Italia ha recuperato una solida credibilità. Certo, ora si apre la sfida più difficile: crescere”. Se Meloni vince, ha aggiunto, “vince il Paese. Però il rischio di scivolare c’è: la situazione internazionale è grave, a cominciare dai rapporti tra Europa e Stati Uniti. La premier si sta impegnando per tenerli saldi. E fa benissimo”.
Questo però non cambia l’opinione che ha nei confronti di Donald Trump, nei confronti del quale si dice “sempre più preoccupata” perché “prima schierarsi con gli Stati Uniti significava stare dalla parte giusta della storia. Oggi non ci sono più certezze. L’unica regola di Trump è cancellare tutte le regole. E lui la chiama libertà”. Il mondo di Trump, ha aggiunto, “non è quello che vorrei per me o per i miei figli. E sono certa che in tanti la pensino così. Vogliamo tenerci stretto il nostro Occidente? Vogliamo difendere libertà e democrazia? Beh, io credo ne valga la pena: c’è un popolo vicino a noi che da quattro anni vive l’inferno proprio per questo. Sono valori scritti nel nostro Dna e sono molto più forti anche di Trump”.
id="docs-internal-guid-d55086b9-7fff-6296-8487-73dfb3238eaa">Nell’intervista c’è stato spazio anche per il caso Corona: “Mi hanno costretto a vederne una puntata: devo dire che, oltre che falsissimo, l’ho trovato davvero noiosissimo. Comunque se ne stanno occupando i nostri avvocati”