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Referendum sulla giustizia: ecco tutto quello che c'è da sapere

Dalle separazione delle carriere alla creazione di due nuovi Csm (e dell'Alta Corte disciplinare), ecco su che cosa i cittadini potranno esprimere il proprio Sì o No

Referendum sulla giustizia: ecco tutto quello che c'è da sapere

Come annunciato, il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia si terrà i prossimi 22 e 23 marzo. Il Consiglio dei ministri ha stabilito che nella prima domenica e nel primo lunedì della primavera 2026 i cittadini italiani verranno chiamati a esprimere un parere favorevole o contrario alla revisione della Carta operata dal governo Meloni riguardante la separazione delle carriere dei magistrati e l'introduzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura.

Il provvedimento voluto dal Guardasigilli, Carlo Nordio, è stato approvato nel corso dello scorso anno solare al termine di quattro complessive letture parlamentari (due alla Camera e due al Senato) e, avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei componenti delle Aule ma non quella dei due terzi, avrà bisogno dell'ultima consultazione popolare prima del via libero definitivo. Non sarà necessario il raggiungimento di alcun tipo di quorum: se il Sì conquista un voto più rispetto al No, il ddl troverà la sua piena efficacia mentre, in caso contrario, tutto resterà invariato. Come se non fosse successo nulla. Ma di che cosa si tratta nello specifico?

Carriere dei magistrati: stop ai ripensamenti

Il fulcro del cambiamento del disegno di legge costituzionale sulla giustizia riguarda articolo 104 della Costituzione che, fino ad adesso, recita: "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere". A questa dicitura ora si aggiungerebbe la seguente frase: "Essa è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente". Giudici e pubblici ministeri, quindi, caratterizzeranno la nuova magistratura, tramite due carriere diversificate. Da questa modifica costituzionale conseguirà, con legge ordinaria, la previsione di due concorsi distinti: uno per ciascuna delle due funzioni. In sintesi, una futura aspirante toga dovrà scegliere necessariamente dall'inizio se ambire al ruolo di requirente o a quello di giudicante.

Le corrispondenti leggi attuative dovranno essere varate entro un anno dall'entrata in vigore ufficiale della riforma Nordio. Questa rivoluzione fa seguito un precedente aggiustamento avvenuto circa quattro anni fa. La riforma Cartabia, approvata definitivamente nel 2022, già imponeva un'iniziale stretta. Difatti, durante il governo Draghi, si prevedeva che il passaggio da una carriera all'altra fosse possibile una sola volta entro dieci anni dalla prima assegnazione. Secondo gli ultimi dati disponibili, i passaggi riguardano all'incirca una ventina di magistrati sui 9.500 in servizio. Con la riforma del centrodestra si esclude ogni ripensamento: chi nasce pm resta pm, chi nasce giudice rimane giudice.

Due diversi Csm (con estrazione a sorte)

Cambia tutto anche nella parte relativa al Csm, che si sdoppierà proprio per effetto della separazione delle carriere: un Consiglio Superiore legato alla magistratura giudicante, mentre l'altro avrà a che vedere con quella requirente. La riforma Nordio prevede per entrambi che siano "presieduti dal Presidente della Repubblica", come l'attuale Csm unico. I membri di diritto saranno, rispettivamente il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. La novità fondamentale, tuttavia, consiste nella nuova modalità di individuazione dei componenti degli organi di autogoverno delle toghe.

I nuovi membri non saranno più eletti, bensì estratti a sorte: i membri laici - un terzo - da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune, i membri togati tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti, che avranno i requisiti che stabilirà una legge ordinaria successiva. Il mandato durerà quattro anni e i componenti uscenti non parteciperanno più alla procedura di sorteggio successiva. I due Csm, privi di ogni gioco di correnti, perdono i poteri disciplinari (fino a oggi assegnati a una sezione speciale) e conservano invece le competenze su assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni.

Un'Alta Corte per le sanzioni disciplinari

Non è da meno l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare. A questo organismo sarà affidata la giurisdizione (per l'appunto) disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, che fino ad adesso era competenza di una sezione del Csm. Qua viene previsto che siedano 15 membri: 3 saranno nominati dal presidente della Repubblica, 3 verranno estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, 6 saranno sorteggiati tra i magistrati giudicanti in possesso di specifici requisiti - come vent'anni di attività e l'esperienza in Cassazione - e 3 saranno prelevati, sempre per fatalità, tra i magistrati requirenti in possesso dei medesimi specifici requisiti.

La maggioranza sarà composta quindi da togati; tuttavia il presidente verrà eletto tra i membri laici. Una legge ordinaria disciplinerà gli illeciti disciplinari, le sanzioni, la composizione dei collegi, il procedimento e il funzionamento dell'Alta Corte.

Interessante anche l'intervento normativo sulla ricorribilità delle sentenze: si potrà infatti presentare ricorso solo davanti alla stessa Corte del primo grado che, in secondo grado, giudicherà con una composizione diversa rispetto al precedente verdetto.

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