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Referendum sulla Giustizia, il governo conferma le date: si vota il 22 e 23 marzo. Il Pd: "Prepotenza istituzionale"

Il Consiglio dei ministri mantiene il calendario della consultazione sulla riforma della Giustizia: nel quesito referendario saranno richiamati anche gli articoli della Costituzione interessati dalla separazione delle carriere

Referendum sulla Giustizia, il governo conferma le date: si vota il 22 e 23 marzo. Il Pd: "Prepotenza istituzionale"
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Nessun rinvio per il referendum sulla riforma della Giustizia. Il Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, ha deciso di confermare la consultazione nelle date già fissate del 22 e 23 marzo. La novità riguarda il contenuto del quesito, che verrà integrato con il riferimento agli articoli della Costituzione oggetto di modifica nell’ambito della riforma che introduce la separazione delle carriere.

Integrato il testo del quesito

Secondo quanto riportato nel comunicato stampa del Consiglio dei ministri, "il testo del quesito del referendum già indetto per i giorni 22 e 23 marzo 2026 viene precisato come segue: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

Tajani: "La Cassazione ha preso una decisione, noi la nostra"

"La data non cambia e si aggiunge al quesito il riferimento agli articoli della Costituzione, quindi non cambia la sostanza. Riteniamo giusto che si possa procedere come previsto, in base al decreto che era già stato fatto". ha detto il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, al margine del congresso del Partito Radicale, commentando la decisione presa dal Cdm sulla data del referendum sulla giustizia. "Si aggiungono soltanto degli articoli di riferimento, - aggiunge - non è un altro quesito, quindi per l'elettore non cambia molto". A chi chiede come giudica la decisione della Cassazione, risponde: "L'ufficio amministrativo ha preso quella decisione e noi abbiamo preso la nostra, non faccio polemica su questo".

Pd: "Prepotenza istituzionale"

"Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata del referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa", afferma la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani. "Ora anche le accuse alla magistratura di aver semplicemente svolto il proprio lavoro applicando la legge e lamentando la non imparzialità della stessa. Ancora una volta prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un’altra buona ragione per votare no".

Sempre dal Pd il senatore Dario Parrini, vice presidente della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, dichiara: "L'Ufficio centrale per il Referendum, costituito presso la Corte di Cassazione e composto da 13 magistrati indipendenti, ieri ha deciso, in piena autonomia, che il quesito proposto dal comitato dei giuristi, sul quale sono state raccolte 546 mila firme, è, rispetto a quello precedentemente adottato, più chiaro e completo. Cosa peraltro fattualmente incontestabile. Colpisce la spaventosa sguaiatezza e aggressività con cui esponenti della maggioranza... chiedono sostegno per il Sì contestando questa decisione con gravi attacchi personali e in totale violazione del principio di separazione e rispetto reciproco tra i poteri dello Stato".

Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia ed esponente Pd, afferma: "L'attacco, senza precedenti e a testa bassa delle Camere penali alla Corte di Cassazione macchia la tradizione legata ai principi liberali e allo stato di diritto di quella associazione. Nessun garantismo può basarsi sulla delegittimazione dell'ordine giudiziario e di un presidio dello stato di diritto come la Suprema corte in particolare. Nel caso, non si contesta, infatti, la sentenza ma la Corte suprema in quanto tale.

Per quanto riguarda Bignami invece nessuna macchia. È noto, infatti, come sul nero le macchie non si vedano. Si attende una presa di distanza dalla Sinistra per il sì data la dimostrata attenzione alle forme e allo stile".

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