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Al referendum vince il No, ma il governo è già all'opera. Nordio: "Dimettermi? Ho ancora molto da fare"

Il dato definitivo: No al 53,23%, Sì al 46,77. Meloni assicura: "Andiamo avanti". La prossima sfida è la legge elettorale, il ministro della Giustizia avverte: "Alcune riforme ora si fermeranno"

Al referendum vince il No, ma il governo è già all'opera. Nordio: "Dimettermi? Ho ancora molto da fare"
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Il 53,23% degli italiani ha deciso per il No alla riforma della Giustizia, mentre il Sì si è fermato al 46,77%. Sono i dati definitivi del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo diffusi dal Viminale. Mancano solo i voti della sezione 127 del comune di Sassari (Ss) su cui sono in corso delle verifiche, gli atti sono stati inviati all'Ufficio centrale per il completamento delle operazioni.

Un dato che il governo non intende ignorare, ma che non ferma l'agenda della maggioranza. "Andremo avanti con rispetto", ha detto ieri la premier Giorgia Meloni. E oggi lo ribadisce al Corriere anche Carlo Nordio. "Non la considero una sconfitta personale", spiega, "Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l'impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno".

"Penso ci sia stata una difficoltà di comunicazione su un tema complesso", aggiunge il ministro della Giustizia, "Noi abbiamo provato a spiegare con parole semplici, ma non siamo riusciti a fugare la paura che venisse 'scassata la Costituzione'. Ora l'azione delle toghe sarà più invasiva? Sì, nel senso che limiterà l'iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall'immigrazione".

Ma il governo pensa già al futuro: "Adesso dobbiamo dedicarci all'efficientamento della Giustizia: ai concorsi da bandire per completare la pianta organica dei magistrati e alla stabilizzazione del personale del Pnrr", sottolinea Nordio, "Prendendola con filosofia diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi per fare tutto questo".

E poi c'è la legge elettorale. L'azzurro Stefano Benigni, uno degli sherpa al tavolo elettorale del centrodestra, non ha dubbi: "Si va avanti con la riforma elettorale. L'obiettivo è sempre lo stesso: dare stabilità al Paese", dice all'Adnkronos, "A maggior ragione il voto di oggiè la conferma che serve cambiare il sistema di voto. Così chi vincerà le elezioni, che sia il centrodestra o il campo largo, avrà la possibilita di governare il Paese sulla base di un programma chiaro. La bozza di riforma, il cosiddetto Stabilcum, è stata depositata alla Camera, due settimane fa. Ora si ricomincia, partiremo con audizioni in prima Commissione alla Camera".

"Vogliamo portare a termie tutti i punti del programma", compreso "il premierato", conferma inoltre all'Ansa il sottosegretario Giovanbattista

Fazzolari, "Si cercherà di portare a termine anche la legge elettorale: è compatibile con il modello di premierato che vogliamo portare a termine. Questo è il senso, fare una legge elettorale che è la stessa che andrebbe bene".

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