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Remigration summit, barricate della Lega. "Fascista rosso chi vuole vietarlo"

Bagarre in Comune contro la sinistra. E i no global sono pronti alla guerriglia

Remigration summit, barricate della Lega. "Fascista rosso chi vuole vietarlo"
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Il 18 aprile scendiamo in piazza e accerchiamo piazza Duomo, i centri sociali ci saranno». È l'avvertimento dei movimenti no global che si ritroveranno alle 13,30 in piazza Tricolore e marceranno verso il centro per contestare a modo loro - fumogeni, muri imbrattati e tentativi di sfondare i cordoni delle forze dell'ordine - il «Remigration Summit» promosso dai Patrioti europei e dalla Lega sotto la Madonnina. E forse dovrebbero concentrarsi più sui disordini che provocheranno gli antagonisti il sindaco Beppe Sala e la presidente Pd del Consiglio comunale che ha depositato un ordine del giorno per chiedere a questore e prefetto di bloccare la kermesse. «Curioso che l'esponente di un partito che si definisce Democratico voglia decidere chi può o non può manifestare» ha ironizzato giorni fa il leader della Lega Matteo Salvini che sarà sul palco e con lui anche il governatore Attilio Fontana. Alla richiesta di Buscemi ha risposto ieri a distanza il sindaco: «Confermo che ho già portato la questione al Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza pubblica, ma prefettura e questura mi hanno comunicato che non ci sono assolutamente gli estremi per vietare il Remigration summit e sul punto non posso fare altro. Rimane il mio giudizio politico negativo che ho espresso da tempo».

Sulla kermesse si è scatenata ieri una bagarre in Consiglio. Il segretario provinciale della Lega Samuele Piscina e il capogruppo Alessandro Verri già a inizio seduta avevano contestato Buscemi con i cartelli: «Fascismo rosso». Piscina ha rimarcato che «invece di svolgere un ruolo di garanzia la presidente ha scelto di schierarsi politicamente, con un odg che non ha alcun potere reale di annullare una manifestazione legittima e pacifica ma solo per ottenere un momento di notorietà personale nell'elettorato di sinistra. Conoscendo noi uno ad uno non può certo definirci xenofobi. Noi difenderemo sempre la libertà di pensiero. E la lega non è contro l'inclusione ma per una vera inclusività, basata sul rispetto delle regole e della convivenza civile». Invita Buscemi «a venire personalmente in piazza». La consigliera e vicesegretaria nazionale della Lega Silvia Sardone in aula ribadisce di aver «sentito parlare a sproposito del remigrazione. Vogliamo rimpatriare chi viene nel nostro Paese per delinquere, i primi in piazza saranno i tanti immigrati perbene che si sono rotti le scatole della situazione di insicurezza che c'è anche nella nostra città. Ho sentito parlare di razzismo, fascismo, l'unico che vedo oggi è il fascismo rosso di chi vuole censurare le opinioni che non condivide. D'altra parte lo capisco, il Pd contesta i Cpr e i rimpatri». E a Buscemi ricorda che «i centri sociali hanno già minacciato di accerchiare piazza Duomo, contro gente che devasta la città non è mai intervenuta». La presidente replica: «Non autorizzo e non vieto nulla, non è nelle mie prerogative. Mi rivolgo a questore e prefetto ma conosco anche i valori di democrazia, la Costituzione e i diritti umani». I leghisti avrebbero voluto replicare ma è stata chiesta la chiusura della seduta ed è scoppiata la bagarre, con grida verso la maggioranza: «Fascisti, vergogna».

Il Summit spacca anche il centrodestra. In Forza Italia si erano già espressi contro il coordinatore regionale Alessandro Sorte e la consigliera Deborah Giovanati. Ieri Amir Atrous, responsabile Immigrazione, ha sostenuto che «Milano non merita di ospitare un evento in odore di xenofobia e razzismo. Organizzerò un'iniziativa dedicata all'impegno sociale e civile delle seconde generazioni lo stesso giorno».

Il segretario milanese del Pd Alessandro Capelli provoca e invita Fi all'evento «Innamorarsi ancora» che i dem organizzano sempre il 18 come primo passo verso le Comunali. Il capogruppo FdI Riccardo Truppo non si sbilancia ma sull'odg di Buscemi afferma che «Remigration dà la parola a qualcuno mentre togliere il diritto di parola è un delitto».

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