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Caso Report, Renzi in difesa del Giornale e di Cerno: "Giornalismo libero è sempre un valore, qualcuno lo dimentica"

Dopo il centrodestra, anche il leader di Italia Viva si schiera con il direttore: "Il pluralismo è alla base della nostra democrazia"

Caso Report, Renzi in difesa del Giornale e di Cerno: "Giornalismo libero è sempre un valore, qualcuno lo dimentica"
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La levata di scudi attorno a Tommaso Cerno, direttore del Giornale attaccato dal membro del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua per lo scandalo Report, supera i confini della maggioranza e recluta anche Matteo Renzi. "Il giornalismo libero è un valore sempre, il pluralismo è alla base della nostra democrazia: qualcuno troppo spesso lo dimentica. Solidarietà al direttore Tommaso Cerno", ha dichiarato il leader di Italia Viva.

Nei giorni scorsi, l'esponente del grillini in commissione Vigilanza Rai, nota per il suo "abbiamo riuscito", ha domandato se fosse accettabile che "Tommaso Cerno conduca una campagna contro Sigfrido Ranucci usando il proprio ruolo editoriale come arma? È questo il contributo che Tommaso Cerno dà alla Rai? Colpire Ranucci significa colpire Report e quindi la stessa Rai". Un'accusa che ha generato l'immediata reazione del direttore, che ha ricordato a Bevilacqua che la Rai è degli italiani, non è Telemaduro, e che in Italia vige la libertà di espressione, quindi sia il Giornale, sia Ranucci - che, citando Cerno, "ha fatto conferenze stampa contro di me e contro il mio giornale su cose inesistenti" - sono liberi di trattare gli argomenti che preferiscono.

Ieri, inoltre, Forza Italia ha presentato un'interrogazione ai ministri Carlo Nordio e Adolfo Urso, affinché ispezionino i magistrati coinvolti nello scandalo e la Rai stessa, affermando che il furto di file da parte di una collaboratrice di Gian Gaetano Bellavia "induce a ritenere che vi sia il rischio di un maxi-dossieraggio", considerando anche il fatto che nello studio del commercialista "ci sarebbero materiali riguardanti anche numerosi esponenti politici, tra i quali Berlusconi e Craxi, imprenditori finanziari e magistrati che nel tempo hanno cambiato incarico o sono andati in pensione, dettaglio che lascia presupporre che la raccolta dei dati risale a molti anni".

E la massa di dati riservati accumulati nell'archivio parallelo di Bellavia è davvero inverosimile. A dirlo è lo stesso commercialista, in un appunto di 36 pagine di cui il Giornale è entrato in possesso, in cui conta 1.323.953 file estrapolati dalla sua collaboratrice Valentina Varisco al momento delle dimissionei: "Da Fast copy sono risultati 1.029,184 file copiati mentre la sua cartella work sicuramente copiata per tempo porta 295.769 file".

E sono materiali altamente sensibili, "comprese le perquisizioni e le intercettazioni e file di perquisizioni ed intercettazioni su vicende penali estremamente sensibili". E questi, in realtà, sarebbero solo il 5%, o forse il 10%, dell'archivio, il che porterebbe il numero totale di file accumulati da Bellavia a 10 o 20 milioni.

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