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Rimpatri e sicurezza: cosa cambia coi nuovi provvedimenti, tutte le misure

Il decreto stanzia 1,4 milioni fino al 2028 e amplia la platea di chi può assistere i migranti, dopo i rilievi del Quirinale

Rimpatri e sicurezza: cosa cambia coi nuovi provvedimenti, tutte le misure
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Il decreto legge sui rimpatri volontari assistiti, approvato dal Consiglio dei ministri, stanzia poco più di 1,4 milioni di euro nel triennio 2026-2028 per finanziare i compensi dei rappresentanti che assistono gli stranieri nelle procedure di rientro volontario. Il provvedimento, composto da due articoli, interviene come correttivo del decreto Sicurezza, approvato in via definitiva dalla Camera, dopo i rilievi del Quirinale sulla formulazione originaria della norma.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’istituto del rimpatrio volontario assistito, considerato dal governo uno strumento alternativo e complementare alle procedure coercitive di allontanamento. Nella relazione illustrativa si parla della necessità di favorire un “rientro consapevole e volontario” del cittadino di Paese terzo, riducendo allo stesso tempo il ricorso a misure restrittive della libertà personale.

Si amplia la platea dei rappresentanti

La novità principale riguarda l’ampliamento della platea dei soggetti che potranno assistere i migranti nelle procedure. Il testo modifica l’articolo 14-ter del Testo unico sull’immigrazione, eliminando il riferimento al Consiglio nazionale forense. Viene così meno il ruolo centrale attribuito agli avvocati nella precedente formulazione e si apre la possibilità di riconoscere un compenso anche ad altri rappresentanti muniti di mandato che abbiano fornito assistenza qualificata allo straniero.

I criteri per individuare questi rappresentanti e per stabilire le modalità di corresponsione degli emolumenti saranno definiti con un decreto del ministro dell’Interno, da adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del provvedimento.

Compenso da 615 euro per ogni pratica

Il decreto introduce anche un sistema di remunerazione certo per chi assiste lo straniero nella richiesta di accesso a un programma di rimpatrio volontario assistito. Al rappresentante munito di mandato, che abbia seguito il migrante nella presentazione della richiesta e nel relativo procedimento amministrativo, sarà riconosciuto, a conclusione della procedura, un compenso pari alla misura del contributo economico previsto per le prime esigenze. La cifra è quantificata in 615 euro per ogni pratica.

Per finanziare la misura il governo prevede oneri complessivi pari a 1.404.045 euro nel triennio 2026-2028: 281.055 euro per il 2026 e 561.495 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. La stima si basa su una media annua di circa 830 adesioni ai programmi di rimpatrio volontario assistito registrata nel triennio precedente, aumentata del 10% per tenere conto del possibile effetto incentivante derivante dal riconoscimento del compenso ai rappresentanti.

Gli stanziamenti aumentano rispetto al decreto Sicurezza

Gli stanziamenti risultano superiori di circa 174mila euro rispetto a quelli previsti dalla norma contenuta nel decreto Sicurezza, che indicava oneri pari a 1,23 milioni di euro nel triennio: 246mila euro per il 2026 e 492mila euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028.

Quanto alle coperture, una parte delle risorse arriverà dall’abrogazione del comma 2 dell’articolo 30-bis del decreto Sicurezza, che attingeva a fondi del Viminale accantonati dal ministero dell’Economia. Le somme aggiuntive — 35.055 euro per il 2026 e 69.

495 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 — saranno invece coperte attraverso una corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto nello stato di previsione del Mef, utilizzando l’accantonamento relativo al ministero dell’Interno.

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