La vicenda della famiglia del bosco, che viveva in un casolare nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, non è ancora chiusa. Per arrivare a una conclusione che metta i minori nelle condizioni di riunirsi con i genitori, però, serve ancora molto lavoro. Nel corso della tradizionale conferenza stampa di fine anno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata sulla vicenda chiedendo "chiarezza e non ideologia" in una questione che ha coinvolto una coppia anglo-australiana e i loro tre figli piccoli.
"Io penso che quando si tolgono dei bambini ai loro genitori si debba avere la certezza che quei bambini stiano meglio rispetto a come si trovavano prima. Dovrebbero essere casi molto estremi, perché se la questione diventa morale o ideologica abbiamo un problema: qualcuno mi deve spiegare perché non possono crescere dei bambini in un bosco, ma invece sì in un campo rom o a chiedere l’elemosina", ha detto il presidente del Consiglio.
"Il nostro ordinamento lavora per aiutare la famiglia in difficoltà, non per aggiungere un trauma come quello della separazione", ha aggiunto Meloni, spiegando di aver chiesto un intervento al ministro della Giustizia. "Gli ho chiesto di avere un quadro complessivo di quanti siano i casi di minori sottratti alle famiglie. La cosa incredibile è che non esiste un monitoraggio. Abbiamo una proposta di legge di iniziativa del governo che istituisce un registro dei minori allontanati, anche presso la presidenza del Consiglio, per capire se sia il caso di intervenire. Non escludo che in futuro possano esserci altri interventi legislativi".
Nathan Trevallion e Catherine Birmingham hanno vissuto per circa sei anni con i loro tre figli in un casolare isolato a Palmoli, senza acqua corrente né elettricità. La situazione è rimasta a lungo fuori dai riflettori, finché nell’autunno del 2024 un ricovero collettivo per l’ingestione accidentale di funghi ha fatto scattare l’intervento dei servizi sociali. Dopo un anno di verifiche e confronti, nel novembre scorso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei bambini, citando precarie condizioni igienico-sanitarie, mancato inserimento sociale e gravi lacune scolastiche, disponendo il collocamento dei tre minori in una comunità protetta.
Il lavoro dei periti del tribunale prosegue.
Il prossimo 23 gennaio è fissata una perizia psichiatrica affidata al consulente tecnico d’ufficio, chiamato a valutare l’idoneità genitoriale della coppia, passaggio chiave per stabilire se esistano le condizioni per un possibile ricongiungimento familiare.