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Se tre indizi fanno una prova

Siamo alla vigilia della sentenza sulla sinistra italiana: il cul-de-sac in cui i furono progressisti si sono infilati, ossessionati da Giorgia Meloni prima e da Donald Trump poi

Se tre indizi fanno una prova
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Se tre indizi fanno una prova, siamo alla vigilia della sentenza sulla sinistra italiana. Una sentenza che la porta fuori dall'Occidente finora conosciuto. La piazza e il Parlamento ci mostrano il cul-de-sac in cui i furono progressisti si sono infilati, ossessionati da Giorgia Meloni prima e da Donald Trump poi. Divisi al loro interno ma incapaci di quel dibattito autocritico su cui si fondava il pensiero socialista del Novecento. Si arriva così al silenzio sullo sterminio del popolo iraniano da parte dell'ayatollah Khamenei e al Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte che non vota in Aula la censura alla teocrazia iraniana. È la stessa sinistra che, come ha riferito ieri il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in Parlamento, troppe volte ha fatto finta di non sapere che in Italia esisteva una cellula di Hamas e con a capo Mohammad Hannoun, oggi in carcere con l'accusa di finanziare i terroristi con raccolte fondi per i diritti umani. Terzo indizio: il caso Striano e il ruolo dell'ex capo dell'Antimafia Federico Cafiero De Raho, oggi vicepresidente della Commissione parlamentare che indaga sul peggior caso di dossieraggio degli ultimi decenni. Che avveniva proprio durante la sua guida.

Non solo le sue dimissioni per conflitto di interessi non sono arrivate, ma la sinistra lo difende da quella che si sta delineando come l'inchiesta chiave in grado di dimostrare che buona parte degli scandali politici sollevati sui giornali ad arte e per interesse negli ultimi anni derivavano dal furto di informazioni illecite, ricostruite per colpire il leader di turno.

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