La separazione delle carriere dei magistrati separa le carriere dei politici del Pd e della sinistra. Elly Schlein, che tutto sommato è estranea alla storia del Pd, continua a dire no, no e no anche se la riforma della giustizia è perfettamente costituzionale e porta il nome non solo di Carlo Nordio ma anche di Giuliano Vassalli che fu partigiano e da ministro riformò il processo penale introducendo il sistema accusatorio basato sulla parità delle parti, la presunzione di innocenza e la centralità del dibattimento. È naturale che sia nella sinistra in generale tra i politici e tra gli intellettuali sia nel Pd ci sia chi, invece, dice sì perché fa prevalere la storia sulla contingenza, il giudizio sul pregiudizio, il riformismo sul massimalismo e, in fondo, la politica sul giustizialismo. Siamo uomini o caporali, direbbe Totò. E questo è uno di quei significativi casi in cui si deve dimostrare di essere uomini e pensare dignitosamente con la propria testa e lasciar da parte la ragion di Partito che, a conti fatti, non è né ragione né partito. Il Pd avrebbe potuto non politicizzare il referendum ma l'ha scioccamente fatto perché al suo interno c'è un enorme problema politico-ideologico.
Il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e dei magistrati inquirenti fa venire alla luce l'esistenza delle due sinistre che da sempre sono dentro il corpaccione della storia della sinistra italiana, sin dai tempi di Filippo Turati e Antonio Gramsci. Certo, fa una certa impressione citare cotanti nomi quando i corrispettivi odierni sono quello che sono ed evito anche di fare inutilmente nomi e cognomi. Tuttavia, il senso della storia sopravanza di gran lunga anche i suoi interpreti attuali che non ne sono visibilmente all'altezza e, dato che la storia è sommamente ironica come sapeva Carletto Marx, ne vengono giustamente travolti. Le due sinistre e i due Pd sono incompatibili e il referendum mostra in modo impietoso tutte le contraddizioni e tutti i conflitti che non possono essere né risolte né composti. Infatti, se in luogo della giustizia si ponessero altri temi e problemi come, ad esempio, l'economia o l'immigrazione o la scuola o gli esteri il risultato non solo non cambierebbe ma si aggraverebbe. Riformismo e massimalismo non possono più stare insieme per due motivi, ormai, evidentissimi: non esprimono una classe di governo e non hanno una leadership che sia capace almeno un po' di unirli. Ma a questo conflitto interno se ne aggiunge un terzo: nell'elettorato della sinistra prevale il massimalismo e non è la classe politica che guida l'elettorato ma è l'elettorato che influisce e guida la classe politica.
È una specie di nemesi storica della solfa dell'antifascismo militante: a furia di fare solo propaganda alla fine si finisce per essere vittima della propria stessa propaganda. Un circolo vizioso che condanna la sinistra da un lato a non vincere mai le elezioni e dall'altro a mettere su sempre una disperata Armata Brancaleone.