Non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima. Insulti omofobi, attacchi vergognosi, offese gravi. Il caso che nelle ultime ore ha investito Pierluigi Diaco non è semplice dissenso, ma una deriva verbale che scivola rapidamente nell’oltraggio peggiore, nell’aggressione verbale.
“Servo”, “cogl...”, "leccac...”, “sempre stato una merda”, “ridicolo”, “imbarazzante”, “pavido”, “sei solo un aiutante dei corrotti, corruttori e malavitosi”, “prendilo nel c..”, “I gay fascisti come lui andrebbero…”. È questo il campionario, crudo e difficilmente equivocabile, delle reazioni piovute addosso al conduttore Rai dopo una dichiarazione rilasciata all’Adnkronos. La sua colpa? Aver annunciato il suo sì al referendum sulla giustizia.
Diaco ha detto la sua, lo ha fatto con educazione, ma tanto è bastato per scatenare una valanga. Centinaia di messaggi, molti dei quali carichi di rabbia, altri con toni che sfiorano o superano il confine della minaccia, sono comparsi sotto i post dell’agenzia che rilanciavano le sue parole. Diaco, dal canto suo, non sembra intenzionato a entrare nel gioco. “Non commento i social. Che dicano quello che vogliono. Io ho detto pubblicamente la mia con educazione”, la sua linea. Anche perché replicare significherebbe accettare le regole di una piazza in cui il volume della voce conta più del contenuto.
Resta però il dato di fondo: il livello del confronto pubblico continua a deteriorarsi. Il problema non è il dissenso — che è il sale della democrazia — ma il modo in cui viene espresso. Quando il linguaggio si imbarbarisce, anche il dibattito perde sostanza. E stupisce il silenzio della sinistra, soprattutto degli esponenti in prima linea contro l’omofobia. Al momento nessun messaggio di vicinanza o di solidarietà nei confronti del volto di “Bellamà”. Alessandro Zan non ha niente da dire?
Solidarietà da Forza Italia. "Sono solidale con Pierluigi Diaco per le minacce e i gravi insulti, anche omofobi, che sta subendo soltanto per aver detto che voterà SÌ al referendum sulla giustizia. La libertà di espressione è l'essenza della democrazia, così come rispettare le opinioni altrui. Chi vota SÌ non deve aver paura di dirlo, anche questa è una forma di giustizia", le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Così il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri: "I soliti denigratori della sinistra ricoprono di insulti Diaco, con toni omofobi che la sinistra può permettersi perché sono cialtroni ipocriti, solo perchè Diaco si è espresso per il Sì al referendum". Vicinanza anche dal Cda Rai: "Desideriamo esprimere la nostra piena e convinta solidarietà a Pierluigi Diaco, fatto oggetto di una inaccettabile e volgare campagna di aggressione verbale. La libertà di pensiero e espressione, pilastro imprescindibile della vita democratica, non può e non deve degenerare in forme di violenza linguistica, condite tra l'altro da becera omofobia - prosegue la nota -.
Pierluigi Diaco ha manifestato come sempre il proprio pensiero con misura e correttezza. A lui l'auspicio di poter continuare a lavorare con la dovuta serenità al suo programma in Rai, con la professionalità che da sempre lo contraddistingue".