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La sinistra italiana alla corte di Pedro Sanchez: è il nuovo idolo di Schlein&Co.

Dalla segretaria del Pd a Tomaso Montanari: i progressisti nostrani utilizzano lo scontro con Trump per riportare alla luce il premier spagnolo, reduce da un periodo assai complicato in patria

La sinistra italiana alla corte di Pedro Sanchez: è il nuovo idolo di Schlein&Co.
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La presa di posizione pubblica ufficiale assunta da Pedro Sanchez contro Donald Trump e la guerra in Iran ha consentito al premier spagnolo di riemergere dalle tenebre politiche e mediatiche dentro le quali era piombato negli ultimi mesi a seguito dell’esplosione degli scandali sessuali e di corruzione che ha coinvolto direttamente collaboratori a lui vicini. “Siamo contrari a questo disastro”, ha dichiarato Sanchez in risposta al presidente degli Stati d’America, sostenendo che questa posizione sia condivisa da “molti governi e da milioni di cittadini e cittadine che, in Europa, in Nordamerica e in Medio Oriente, non vogliono altre guerre e altro caos”. Una frase che è bastata perché gli esponenti politici progressisti nostrani per tornare a ri-innamorarsi di lui e a puntarci come nuovo “leader” di una sinistra europea.

La segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, si è sentita nelle ultime ore al telefono con Sánchez per portare la solidarietà e il sostegno suoi e dei militanti dem davanti a quelle che lei ha etichettato come “minacce inaccettabili” della Casa Bianca. Ed è stata proprio la leader del Pd ad abbracciare, in tempi non sospetti, il rappresentante spagnolo del Partito Socialista Europeo. Tant’è che, soltanto nel luglio 2025, lo ha elogiato a spron battuto: “Meloni avrebbe dovuto tenere la posizione della Spagna, che ha detto che rispetterà gli obiettivi di capacità senza portare la spesa al 5%”, disse ai tempi la Schlein in visita a Madrid. E ancora: “C’è un’economia che sta andando bene in Europa e che sta galoppando. Ed è proprio quella spagnola”. E infine: “In Spagna oltre a intervenire sul prezzo dell’energia, hanno fatto delle vere politiche industriali, con giusti incentivi e investimenti”. Quindi, il Paese iberico come Eldorado.

Non è stato da meno recentemente Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra e co-portavoce Europa Verde, che pur di dare contro al governo di centrodestra elogia la Spagna. “Esprimo solidarietà al governo spagnolo di Pedro Sanchez sottoposto al ricatto di Trump. Minacciare di tagliare i rapporti commerciali perché un Paese sovrano non aumenta la spesa militare al 5% del PIL è la follia di chi pensa di essere l’imperatore del mondo - ha dichiarato Bonelli -. Trump fa carta straccia del diritto internazionale e delle relazioni tra Stati. C’è chi dice no a Trump, difendendo la propria autonomia, e chi invece va al ‘Board of Peace’, con il cappello Maga tra le mani. Il governo italiano ha scelto di stare dalla parte del ricattatore Trump trasformando l'Italia in un protettorato Usa”. Il suo compare di partito, Nicola Fratoianni, gli fa eco: “Vogliamo dire a Giorgia Meloni una cosa chiara: tiri fuori il coraggio e faccia come Pedro Sanchez. Condanni questa aggressione illegale e dica che non concederemo basi in nessun caso”.

E a favore di colui che, alla fine dello scorso anno solare, venne premiato come “Persona dell’anno” de “L’Espresso” si è schierato infine anche il Professor Tomaso Montanari: “Pedro Sanchez è fedele all’idea di Europa (e paradossalmente alla Costituzione italiana che il nostro governo disprezza e calpesta).

Negare le basi a questa sporca guerra di aggressione, richiamare il primato del diritto, rifiutare la guerra come metodo e spiegare che l'Israele di Netanyahu e l’Iran degli ayatollah sono due facce della stessa medaglia”. Insomma: sul carro di Pedro Sanchez sono saliti tutto il meglio (si fa per dire) dei pacifisti italiani.

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