La sinistra è una polveriera, lo sappiamo. Ma la spaccatura è ancora più evidente a pochi giorni dal referendum sulla giustizia. Uniti esclusivamente dall’obiettivo di andare contro il governo di Giorgia Meloni, i partiti dell’area progressista e riformista devono fare i conti con divisioni profonde. Molti nel Pd si sono schierati per il sì mentre il M5s continua a perdere pezzi, con buona pace di chi parla di blocco granitico per il No.
I grillini della prima ora sono per il Sì alla riforma Nordio. Da Danilo Toninelli a Francesco D’Uva, l’elenco è sempre più lungo. L’ultimo in ordine di tempo a schierarsi per la separazione delle carriera, per il sorteggio e per l’Alta corte disciplinare è Roberto Traversi. Già sottosegretario al ministero dei Trasporti nel governo Conte, il deputato e segretario d’Aula alla Camera ha ribadito il suo Sì al referendum ai microfoni del Corriere.
"Al referendum sulla Giustizia voterò e voterò sì", l'annuncio dell'ex coordinatore pentastellato in Liguria: "La mia è soprattutto una scelta di coscienza, dopo essermi opportunamente documentato. In che senso? Questo è un passaggio troppo importante per noi italiani, è fondamentale che si entri nel merito della questione prescindendo dalla tifoseria politica. Premetto che questa riforma non interviene direttamente sui problemi cronici di efficienza e sulla lentezza dei processi, ma ammoderna l’architettura della magistratura".
Traversi ha posto l'accento sulla rottura della logica delle correnti, una logica riconosciuta dallo stesso M5s. E il parlamentare ha rinfrescato la memoria a tanti colleghi: "Pensi che nel contratto di governo con la Lega parlavamo di modificare il sistema di elezione del CSM per eliminare le logiche spartitorie e correntizie che incidono su promozioni, destinazioni e anche azioni disciplinari in base all’appartenenza. E tante volte abbiamo portato avanti la logica del sorteggio".
Come evidenziato in precedenza, anche il Pd - lo stesso partito che aveva promesso di introdurre un’Alta corte disciplinare per i magistrati nel programma elettorale del 2022 - è profondamente spaccato. In prima fila per il Sì c’è la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, presente anche all’iniziativa “La sinistra che vota Sì” organizzata dall’associazione Libertà Eguale di Enrico Morando e Stefano Ceccanti, ex parlamentari e tra i fondatori del Partito democratico. "Questa riforma riguarda concretamente la vita delle persone. E io credo che sia molto importante provare a discutere nel merito", la posizione della Picierno. Ma a favore della riforma ci sono anche molti altri esponenti dem che orbitano intorno al partito, basti pensare ad Anna Paola Concia e a Cesare Morando. Altro volto di spicco del centrosinistra per il Sì è Arturo Parisi: l’ex ministro della Difesa del governo Prodi ha acceso i riflettori sulla necessità di “fare avanzare una giustizia garantista”.
Insomma, la galassia di sinistra che si schiera per il Sì è sempre più popolata.
Società civile, mondo accademico, intellettuali e ovviamente politici a sostegno di una riforma di buonsenso che contiene interventi spesso invocati in passato proprio da coloro che oggi parlano di “indipendenza della magistratura a rischio”.