Gentile Direttore Feltri,
poche cose sono tanto chiare quanto il sessismo di chi pur si proclama antisessista. La coalizione di sinistra vince le elezioni in Campania e i capi dei vari gruppi politici sono tutti rigorosamente maschi. Il Pd inoltre non ha nominato in Giunta nessuna donna. Ci sono solo 4 assessori di gentil sesso e non sono del partito di Schlein.
Sbaglio o i peggiori nemici delle donne sono proprio i sedicenti democratici? Altro che Meloni!
Anna Siano
Cara Anna, hai ragione da vendere. E lasciami dire: il femminismo di sinistra è una delle più grandi truffe culturali del nostro tempo. Una scenografia. Una messinscena. Un teatro ideologico che crolla appena si guardano i fatti. La sinistra si proclama antisessista, inclusiva, paladina delle donne. Poi però governa e le donne spariscono. In Campania vince la coalizione progressista e i capigruppo sono tutti uomini. Il Pd, partito della Schlein e delle quote rosa a giorni alterni, non nomina neppure una donna in Giunta. Le poche presenti non appartengono nemmeno al suo partito. Questo non è un incidente. È un’abitudine. Anzi è una struttura mentale. Dobbiamo forse dedurne che, per la sinistra, il genio è maschio? Che la competenza è maschile? Che l’esperienza è un’esclusiva degli uomini? La domanda non è provocatoria, è logica. Perché, quando c’è da assegnare il potere vero, le donne vengono parcheggiate.
È successo anche durante la pandemia. Il governo Conte, governo di sinistra, sostenuto dalla sinistra, celebrato dalla sinistra, mise in piedi comitati tecnico-scientifici composti esclusivamente da uomini. Le donne, ancora una volta, fuori. Eppure ci avevano spiegato che senza le donne il mondo si ferma. Evidentemente non quando c’è da decidere. Ma il cortocircuito non finisce qui. Perché la stessa sinistra che esclude le donne dai ruoli apicali è quella che manda le femministe in piazza con la bandiera palestinese, cioè con il simbolo di una cultura che pratica l’apartheid di genere, che sottomette la donna, che la vela, la zittisce, la controlla, la punisce.
È una schizofrenia morale che rasenta il ridicolo.
E poi c’è Giorgia Meloni. Prima donna Presidente del Consiglio nella storia della Repubblica. Un evento epocale, storico, culturale.
Un passaggio che segna un prima e un dopo. E cosa fa la sinistra? La insulta. La delegittima. La bullizza. La tratta come un’usurpatrice.
Le donne di sinistra si sentono autorizzate a massacrare una donna soltanto perché è di destra. Come se l’odio ideologico cancellasse il rispetto dovuto al genere che dicono di difendere. Qui non siamo davanti a un femminismo. Siamo davanti a una militanza travestita. A un femminismo selettivo, ideologico, strumentale. Le donne vanno bene se stanno dalla parte giusta. Altrimenti diventano bersagli. E non parliamo poi del femminismo a geometria variabile: se una donna viene stuprata da un immigrato, improvvisamente cala il silenzio. La vittima scompare. Il carnefice va compreso. Giustificato. Il crimine contestualizzato. È una perversione morale, prima ancora che politica.
La verità è semplice e brutale: la sinistra blatera di donne, ma non le ama. Le usa. Le esibisce.
Le strumentalizza. Ma non le libera.
Giorgia Meloni ha fatto una cosa che nessuna femminista di professione era riuscita a fare: ha preso il potere. E questo, per certe donne, è imperdonabile. Altro che Meloni.
I peggiori nemici delle donne sono proprio quelli che si proclamano loro salvatori. State in guardia, signore.