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Ddl intercettazioni, arriva la stretta sul sequestro degli smartphone: cosa cambia

Non sarà più il pm a requisire i dispositivi informatici e telematici, bensì il gip: verranno escluse dal sequestro anche le chat e le mail intercorse tra avvocato e cliente

Ddl intercettazioni, arriva la stretta sul sequestro degli smartphone: cosa cambia

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Diventerà più difficile per i magistrati il sequestro di smartphone, computer e tablet che ormai contengono la "vita intera" di una persona. L'Aula del Senato ha dato il via libera - con 89 sì, 18 no e 34 astenuti - al disegno di legge sulle intercettazioni che disciplina le nuove modalità relative a come requisire o meno i dispositivi elettronici personali di un individuo coinvolto in un'inchiesta giudiziaria. Il provvedimento, che porta la firma del senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin e della presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, Giulia Bongiorno, è stato votato dalla maggioranza insieme a Italia Viva fa così rientrare tale competenza sulla scelta del sequestro nel regime previsto dalle intercettazioni.

Il giudice per le indagini preliminari quindi, a richiesta del pubblico ministero, disporrà "con decreto motivato il sequestro di dispositivi e sistemi informatici o telematici, o di memorie digitali", nel rispetto "del criterio di proporzione". Dopo di che "il decreto che dispone il sequestro è immediatamente trasmesso, a cura della cancelleria, al pubblico ministero, che ne cura l'esecuzione". La proposta era avanzata nella commissione Giustizia del Senato dal relatore Sergio Rastrelli (Fratelli d'Italia) che aveva approvato un mese fa il suo emendamento presentato. Sul provvedimento si registra l'astensione del gruppo parlamentare del Partito Democratico. Adesso il testo passerà all'esame della Camera dei Deputati.

Ci sarà quindi una maggiore tutela degli indagati dei soggetti che sono terzi rispetto al procedimento, con l'esclusione dal sequestro anche delle chat e mail tra avvocato e cliente. Maggiori garanzie nella fase dell'acquisizione dei dati consentiranno ai difensori e ai consulenti tecnici dell'indagato di partecipare alla dinamica della duplicazione dei dati e di formulare le proprie critiche in via preliminare rispetto alla fase del processo. Inoltre si stabilisce che solo le informazioni considerate rilevanti debbano finire nel fascicolo processuale e prevede, di fatto, che tutto ciò che equivale a vera e propria corrispondenza - come i carteggi mail e le conversazioni attraverso messaggi e WhatsApp - sia soggetto, per modalità di conservazione e di utilizzo, alle regole del codice che riguardano le più "tradizionali" intercettazioni.

"Abbiamo seguito da vicino i lavori della Commissione, collaborando con il relatore Rastrelli e con il primo firmatario Zanettin per arrivare a un testo che riteniamo pienamente soddisfacente, equilibrato e in sintonia con l'azione riformatrice che sta portando avanti il governo - afferma con piena soddisfazione viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto dopo l'approvazione in Senato di questo disegno di legge -. La nuova disciplina per il sequestro penale di smartphone, pc e tablet, va nella direzione giusta: maggiore tutela dei cittadini, a partire dalla garanzia del diritto alla riservatezza costituzionalmente riconosciuto, e del riconoscimento della centralità del giudice".

Questo perché, prosegue, "affidare la decisione sul sequestro dei cellulari, con la successiva disamina e acquisizione dei messaggi in essi contenuti, non più alla libera iniziativa del pm ma al prudente vaglio del giudice, significa dare concretezza ai principi costituzionali. Il centrodestra al governo continua a lavorare per affermare un'idea di giustizia in cui al centro sia sempre il cittadino", conclude l'esponente di governo del centrodestra.

Ivan Scalfarotto (Iv) aveva annunciato il foto favorevole del suo partito affermando che "gli smartphone contengono tutta la nostra vita, e intorno a questi strumenti è necessario stabilire una rete di protezione, quella che i costituenti e i legislatori consideravano propria della corrispondenza e delle conversazioni telefoniche. È giusto quindi – ha osservato - che le stesse regole di protezione costituzionale valgano anche per la messaggistica".

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