Roberto Vannacci ha abbandonato la Lega per andare avanti in politica con un proprio simbolo e partito, probabilmente con orizzonte del 2027, quando l’Italia tornerà al voto per rinnovare il parlamento. Una prima rilevazione di Youtrend per Sky TG24 rileva che la lista di Vannacci “Futuro Nazionale” si collocherebbe poco al di sopra della soglia di sbarramento del 3% se si votasse adesso, quindi riuscirebbe ad avere i propri seggi. Il timore dell’elettorato di centrodestra è che la mossa di Vannacci possa indebolire la coalizione ma l’instant sentiment rilevato da Domenico Giordano di Arcadia tratteggia uno scenario ben più fosco per il generale, soprattutto se si guarda alla reazione attuale di chi dovrebbe votarlo tra un anno e mezzo.
Come riferisce Giordano, infatti, la parola chiave nominativa Roberto Vannacci ha ottenuto, nelle conversazioni digitali dal 2 al 3 febbraio, 37.420 menzioni e il picco è stato registrato alle ore 16:45, mentre il sentiment complessivo delle ultime ventiquattro ore risulta negativo all’85%. Questo picco coincide con la saturazione della notizia sui social e nei feed delle agenzie di stampa. In quel momento, il sentiment negativo all'85% indica che Vannacci ha perso il "paracadute" della base leghista, acquisito con la candidatura alle elezioni europee del 2024. Non è un elemento da sottovalutare, perché se finché il generale era all’interno della Lega i sostenitori del Carroccio lo difendevano per proteggere il partito, ora una parte significativa di quel bacino elettorale lo attacca perché si sente tradito.
Per l’analisi sono state prese le 24 ore a cavallo della comunicazione di lasciare la Lega, comprendendo anche un breve periodo antecedente e un brevissimo momento successivo, in modo tale da fotografare l’evoluzione del sentiment. Questa ostilità digitale registrata da Giordano e dal team di Arcadia non è un dato isolato, ma riflette una polarizzazione estrema, alle quali il generale ha comunque abituato, che sembra averlo colpito proprio nel momento della sua massima esposizione come “uomo solo al comando” in questa avventura politica.
L'analisi evidenzia come la narrazione dell'addio alla Lega sia stata percepita da una larga fetta dell'opinione di centro-destra non come un atto di coerenza, ma come un "tradimento" o una mossa dettata da eccessiva ambizione personale.