Tra i sostenitori di certa sinistra sta emergendo il richiamo a quanto avveniva negli anni di piombo e si sta evocando il fantasma di Francesco Cossiga, in quella fase ministro dell'Interno. Questo per segnare la mano ferma della polizia in quelle manifestazioni che infestavano Roma e altre città italiane specie nella seconda metà degli anni Settanta. C'era da aspettarselo, visto che l'askatasunismo è l'ultima malattia di certo estremismo di sinistra.
Ebbene, in un Paese con la memoria corta, non si può buttare strumentalmente nell'agone della memoria una personalità come l'ex presidente della Repubblica e prima ministro dell'Interno Francesco Cossiga. Evocare Cossiga in termini legati al troppo rigore e durezza nella gestione dell'ordine pubblico è una sorta di fake news.
Cossiga era un democristiano e un cattolico che attingeva molto al meglio del liberalismo. Certo che da ministro dell'Interno doveva avere la mano ferma, ma è stato anche il ministro dell'Interno più sfortunato della storia italiana. Dovette infatti gestire, tra l'altro, i giorni terribili del rapimento Moro. Un Aldo Moro al quale era legatissimo, per ragioni ideali e umane. Ma fu uno degli esponenti del partito della fermezza in quella vicenda perché Cossiga ha sempre avuto un grande senso dello Stato e delle istituzioni.
Lo sbiancamento immediato dei capelli che ne successe per l'uomo Francesco Cossiga fu la cartina di tornasole del profondo tormento interiore che aveva vissuto in quella fase drammatica. Ma da cattolico di cultura liberale Cossiga fu anche un fior di garantista. E anche da ministro degli Interni riuscì a pilotare la gestione dell'ordine pubblico con fermezza ma senza mai venir meno al rispetto dei diritti civili e delle libertà fondamentali delle persone.
Askatasuna e company operano sfasciando negozi, automobili, irrompendo nelle redazioni dei giornali, mettendo a ferro e fuoco città di grandi trascorsi democratici come Torino.
La fermezza cui attingere pertanto, nel momento in cui viene evocata la memoria di Cossiga, è quella tesa a difendere realmente la vita e l'incolumità dei nostri agenti di polizia e anche la vita e l'incolumità dei cittadini, dei commercianti e delle nostre città.
È questo il vero garantismo che viene dalla memoria del ministro dell'Interno Cossiga e questi sono soprattutto i diritti e le libertà che devono essere garantiti.Quei diritti civili e quelle libertà che invece rigurgiti squallidi quali quelli dell'askatasunismo, ultima variante del virus dell'estremismo, conculcano nel modo peggiore.