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L'arte in fuga dalla Madre Russia

Direttori d'orchestra, ballerini, violinisti, pianisti. Sono sempre stati l'orgoglio di un Paese ormai isolato. Adesso sono costretti a migrare verso un Occidente ostile che rischia di condannarli all'oblio

L'arte in fuga dalla Madre Russia

Partono con un paio di valigie a testa, non di più perché desterebbero sospetti. Chi ha casa la vende trasferendo la somma su conti di amici o parenti all'estero. Passano di Paese in Paese prima di approdare a quello di destinazione, al controllo passaporti si suda freddo: e se mi rimandano indietro? È il timore. C'è chi viaggia con la famiglia al seguito, e chi si muove in avanscoperta raggiunto dai familiari in un secondo momento.

È la diaspora degli artisti russi che da febbraio abbandonano la madrepatria poiché è complicato viverci, soprattutto se si ha un profilo internazionale. C'è una profonda amarezza nelle parole e negli sguardi: di chi parte e di chi rimane. La carriera, quando non del tutto compromessa, è comunque complicata, e a maggior ragione nelle ultime settimane dati i visti rilasciati col contagocce.

Raccontiamo storie emblematiche di un Paese isolato e dove gli artisti sono sempre stati il vanto della patria, presenti alle cerimonie olimpioniche, ai summit politici internazionali: una miniera d'oro a rischio dispersione. Sono russi tanti numeri uno del canto - da Anna Netrebko a Ildar Abdrazakov -, della direzione d'orchestra - da Kirill Petrenko a Valery Gergiev -, del violino - da Vengerov a Viktoria Mullova, per non parlare della danza - Svetlana Zakharova, Denis Rodkin, Olga Smirnova. Lo zenit si tocca con il pianoforte, e qui la Madre Russia domina incontrastata, la lista dei pianisti spettacolari è lunga: Daniil Trifonov, Evgenij Kissin, Grigorij Sokolov, Michail Pletnev, Arcadij Volodos. Una nazionalità che nell'arte è sempre stata garanzia di valore ora può essere una macchia compromettente anche per via delle patenti morali che parte del mondo si sente intitolato a rilasciare, previ accurati test. Gli artisti sono anime fragili, andrebbero semmai protetti e messi nelle condizioni di fare il proprio mestiere, di creare quella Bellezza che contribuisce a dare un senso alle nostre vite. Quella di tanti artisti russi è una tragedia nella tragedia perché stanno dalla parte sbagliata, sempre e comunque. In patria sono vessati se condannano la guerra anche con un solo post sui social. Se non lo fanno, c'è una parte d'Occidente che li respinge poiché figli di un Paese che ne ha attaccato un altro. Anna Netrebko, il soprano del momento, pur avendo rinnegato la guerra non ha passato tutti gli esami di gradimento perché la sua dichiarazione contro il conflitto non è stata fatta all'istante e in passato ha accettato medaglie e onori dal Cremlino. E così, il Metropolitan di NY, dove era la stella di prima grandezza, l'ha estromessa dalle programmazioni, e comunque la sua agenda non è più quella di un tempo. Valery Gergiev, poi, è sommamente ostracizzato poiché da sempre è un conclamato filo-putiniano, a dire il vero se così non fosse stato non avrebbe guidato e fondato la serie di teatri russi che peraltro fino a febbraio erano frequentatissimi dai nostri enti italiani, e questo anche dopo l'annessione della Crimea: operazione che non lasciava adito a dubbi sulle filosofie del Cremlino. Svetlana Zakharova, la regina del Bolshoi ed étoile alla Scala, prima era la ballerina più ricercata, ora il suo calendario è spoglio; su di lei pesa l'aggravante di aver fatto parte (nel 2008) della Duma per il settore Cultura, e di essere nata ucraina ma di essersi presa la cittadinanza russa. Se rimani e sei uomo con un'età tra i 18 e i 50 anni rischi di essere chiamato al fronte, il caso di un pianista di fama internazionale che proprio in questi giorni vive tale incubo, non riferiamo il nome per evitare complicazioni. E allora ci si ingegna come ha fatto Alexander Malofeev, pianista fenomeno che a 14 anni debuttava alla Scala: grazie ai suoi 20 anni freschi freschi ha ottenuto un visto di studio ed ora sta a Berlino, è salvo insomma. Potremo rivelare solo a breve il nome di un altro giovane pianista vincitore di uno dei più importanti concorsi al mondo: è riuscito a trasferirsi in Europa e sta cercando di far migrare moglie e madre. Però finché il colpo non va a segno, bocche cucite.

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