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Cnpr forum, salari bassi e poche opportunità spingono alla fuga

Dal forum Cnpr l’appello bipartisan a investire su innovazione, formazione, rientro dei talenti e immigrazione qualificata

Da sinistra in senso orario: Elena Bonetti, Walter Rizzetto, Laura Cavandoli e Maria Stefania Marino
Da sinistra in senso orario: Elena Bonetti, Walter Rizzetto, Laura Cavandoli e Maria Stefania Marino

“I giovani nel nostro Paese non trovano opportunità lavorative adeguate né alle loro aspettative né al livello di istruzione raggiunto. Il problema riguarda sia i salari, più bassi rispetto alla media europea, sia la qualità dell’occupazione, ancora poco orientata verso ambiti innovativi e competitivi a livello internazionale. A questo si aggiunge una carenza di servizi e reti di supporto, che ostacola la realizzazione dei progetti di vita, a partire dalla mancanza di politiche per i costi di affitti e prima casa. Per attrarre chi è andato all’estero, è necessario intervenire su tutti questi aspetti, non solo sui salari.
L’Italia dispone comunque di un sistema formativo di qualità, capace di preparare giovani competitivi. Tuttavia, resta forte la distanza tra università e imprese, che va colmata attraverso una maggiore integrazione. In questa direzione, durante il governo Draghi sono stati avviati hub innovativi di eccellenza, favorendo partnership nei settori più competitivi.
Occorre ora rafforzare questo percorso con un nuovo modello di governance che punti sull’innovazione, a partire dalla pubblica amministrazione”.
Lo ha dichiarato Elena Bonetti (Azione), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto, nel corso del Cnpr forum “Demografia e fuga dei talenti: la sfida del capitale umano”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Puntare sul ‘rientro dei cervelli’ è la ricetta per Walter Rizzetto (FdI), presidente della commissione Lavoro della Camera: “Molti giovani scelgono di andare all’estero per maturare esperienze professionali e personali: è un modo nuovo di costruire il proprio percorso, che in passato esisteva già, ma con una maggiore propensione al rientro. Oggi, però, il nostro Paese ha bisogno di trattenere e attrarre competenze qualificate, lavorando sulle condizioni che possano favorire il ritorno dei talenti.
Il punto di partenza è garantire salari adeguati in alcuni ambiti, quanto meno per quanto possibile da parte della politica e rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più orientato verso profili specializzati. In questa direzione il governo ha già messo in campo interventi significativi: dalla riduzione e stabilizzazione del cuneo fiscale agli incentivi per l’occupazione giovanile, fino al rafforzamento della contrattazione collettiva, strumento centrale per assicurare qualità e tutele. Proprio attraverso la contrattazione collettiva è possibile introdurre elementi innovativi come il welfare aziendale, una migliore conciliazione tra vita e lavoro, la settimana corta e forme più efficaci di smart working. Inoltre, la nuova legge di bilancio ha previsto uno stanziamento di 2 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti, con l’obiettivo di rendere il lavoro più attrattivo”.
Secondo Maria Stefania Marino, deputata del Pd in Commissione Agricoltura della Camera: “Salari più bassi, limitati investimenti nella ricerca e scarse prospettive di carriera sono tra le principali cause di questa situazione. Tra il 2014 e il 2024 oltre 630mila giovani hanno lasciato l’Italia, un fenomeno che continua ancora oggi.
Le priorità sono chiare: garantire retribuzioni adeguate, rafforzare gli investimenti in università e ricerca, favorire la stabilizzazione del lavoro giovanile e colmare il divario tra formazione e sistema produttivo. Il nostro Paese resta poco attrattivo anche a causa della burocrazia e della carenza di opportunità professionali. Come evidenziato anche dal rapporto Cnel.
Per invertire questa tendenza sono necessari interventi di semplificazione amministrativa, incentivi per il rientro dei talenti e una pubblica amministrazione più efficiente. Innovazione e valorizzazione del capitale umano devono essere le leve strategiche. Infine, è importante promuovere una gestione ordinata dei flussi migratori: il contributo dei lavoratori stranieri è sempre più rilevante. Nel 2025 il 23% delle assunzioni ha riguardato lavoratori esteri, con picchi significativi in settori come turismo e agricoltura”. Formazione e occupazione di giovani e donne sono le priorità per Laura Cavandoli, parlamentare della Lega nella Commissione Agricoltura della Camera: “Considerare l’esperienza all’estero di un giovane formato in Italia come un’opportunità è certamente positivo, ma deve rappresentare una fase in un percorso professionale che preveda anche il rientro in Italia. In questa direzione, come Lega stiamo lavorando sul regime dei rimpatriati, rivolto a quei lavoratori che desiderano tornare, offrendo agevolazioni fiscali significative per favorirne il reinserimento e incentivare le imprese operanti in Italia ad assumere lavoratori più preparati con competenze maturate all’estero.
Parallelamente, il governo è impegnato sul fronte della scuola e della formazione, per adeguare la formazione alle richieste di un mercato del lavoro sempre più qualificato. In Italia persiste infatti un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, che si vuole colmare con la riforma degli istituti tecnici e potenziando gli ITS. È fondamentale dare fiducia ai giovani e metterli nelle condizioni di costruire un progetto di vita lavorativa permettendo loro anche di formare una famiglia. In questo quadro, il governo sta lavorando anche per rafforzare l’occupazione femminile, ridurre il divario di genere e garantire una maggiore stabilità economica per la crescita del Paese”.
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Sabatino Broccolini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Teramo: “Sempre più giovani laureati scelgono di costruire il proprio futuro all’estero. Bisogna agire sulle cause principali di questo fenomeno se vogliamo davvero arginare la fuga di competenze. L’Italia, allo stesso tempo, fatica ad attrarre capitale umano qualificato dall’estero rispetto ad altri Paesi avanzati. Mancano dei tasselli importanti oggi al sistema Paese tra università, ricerca, imprese e pubblica amministrazione per diventare più competitivo nell’attrarre talenti. Secondo molti studi demografici, una gestione ordinata dei flussi migratori può contribuire a riequilibrare la popolazione attiva e a contrastare l’invecchiamento del Paese. Anche questa è un’ipotesi che va percorsa con la necessaria attenzione”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Secondo i demografi il tema della convergenza tra calo demografico, fuga dei giovani laureati incapacità di attrarre talenti rappresenta la sfida strutturale più complessa per l’Italia. Non viene qualificata come una crisi passeggera ma come un vero e proprio corto circuito del nostro sistema che è una grave minaccia per la sostenibilità economica e sociale della nazione nei prossimi decenni. Viviamo un inverno demografico, tassi di natalità ai minimi storici secondo i dati Istat circa 400.000 nascite all’anno affiancati da un’aspettativa di vita che è tra le più alte al mondo. Questo squilibrio che provoca l’invecchiamento della popolazione con un basso tasso di nuovi ingressi di sostituzione non può che essere vinto attraverso una gestione ordinata dell’immigrazione”.

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