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Riscoprire Rothbard libertario duro e puro (e scomodo per tutti)

Rothbard è scomodo per tutti. Troppo radicale per i conservatori, troppo liberale per i progressisti, troppo anticomunista per la sinistra del campus dove era cresciuto

Riscoprire Rothbard libertario duro e puro (e scomodo per tutti)
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Murray Rothbard è morto nel 1995. Sono passati trent'anni. In Italia lo conosce ancora una «cerchia abbastanza ristretta di specialisti», come ammette candidamente il curatore don Beniamino Di Martino nella sua introduzione. Capito? Uno dei più grandi pensatori del Novecento, il più sistematico teorico della libertà individuale, il più radicale critico dello Stato moderno - e nel Paese di Croce e Einaudi lo conoscono in quattro. Benvenuti nell'Italia intellettuale.

Meritoriamente l'editore Giubilei Regnani ci prova, e lo fa bene. Apologia del libertario è un'antologia curata da Di Martino - sacerdote e direttore della rivista StoriaLibera - che raccoglie saggi e articoli di Rothbard tradotti in italiano nel corso degli anni, organizzati in quattro aree: economia, libertarismo, storia e politica. Non è l'opera omnia, è un assaggio. Ma un assaggio necessario, nel centesimo anniversario della nascita del filosofo newyorkese (2 marzo 1926).

La prefazione di Di Martino è densa e utile. Racconta il ragazzo del Bronx cresciuto in un ambiente ebraico comunista che sceglie controcorrente, a undici anni, di schierarsi per il libero mercato e la libertà individuale. Il padre David, chimico, individualista convinto, anomalia assoluta nei circoli progressisti ebrei newyorkesi, è la sua prima e fondamentale influenza. L'altro maestro è Ludwig von Mises, di cui Rothbard diventa il più brillante, e il più radicale, degli allievi. Qui sta il punto. Perché Rothbard non è solo un epigono di Mises. È qualcosa di più perturbante. Prende la Scuola Austriaca e la porta fino alle sue conseguenze logiche estreme. La sua economia parte dall'assioma dell'azione umana e da lì costruisce l'intero edificio.

Ma è sull'analisi monetaria che Rothbard colpisce più duro. America's Great Depression (1963) capovolge la vulgata: il crollo del '29 non fu il fallimento del mercato, fu il fallimento della Federal Reserve. La banca centrale americana, gonfiando il credito negli anni Venti, creò le condizioni per il disastro. E Roosevelt, anziché lasciar depurare il sistema, intervenne con il New Deal trasformando una recessione in una depressione decennale. Suona familiare? Dovrebbe. What Has Government Done to Our Money? - disponibile finalmente anche in italiano - è il pamphlet divulgativo che spiega come lo Stato distrugga sistematicamente il valore della moneta.

Rothbard è scomodo per tutti. Troppo radicale per i conservatori, troppo liberale per i progressisti, troppo anticomunista per la sinistra del campus dove era cresciuto.

Era un «joyous libertarian» - formula che lui stesso aveva usato per Mencken - che non cercava mediane e non costruiva coalizioni. Cercava la verità. Rara merce, anche allora. Leggete questo libro. Non è completo, non è esaustivo. Ma è un inizio. In Italia arriviamo sempre tardi - almeno stavolta arriviamo.

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