Lei custodisce una preziosa eredità. La voglia d'eternità, quella femminilissima golosità d'infinito, che tanto bene si incastona in un gioiello. Come nel diamante che le regalò tanti anni fa la madre che a sua volta lo aveva ricevuto in dono dal padre e che oggi, inevitabilmente, le ricorda entrambi.
"Sono stata felice che me lo desse quando era ancora in vita e senza un vero motivo". E ricorda il primo dono per la Comunione, un braccialetto di perle che smarrì dopo poche ore probabilmente giocando a mosca cieca "ma dopo quella volta non ho più perso nulla", o l'anello di perle rosa dei Caraibi color peonia che i suoi fratelli le consegnarono il giorno delle nozze "si intonava alla stola che indossavo".
I gioielli sono un destino se ti chiami Silvia Grassi Damiani e sei vicepresidente dell'omonimo gruppo (oltre che presidente di Venini e sovrintendente di tutti gli aspetti legati alle relazioni esterne e all'immagine dei brand del gruppo tra i quali Salvini). Proprio per questo li conosce così bene da crearne sempre di nuovi per farli indossare da molte altre donne e già negli anni Novanta, scrisse anche una guida pratica per Mondadori. Complice un padre, Damiano, che ha passato la vita a plasmare gioielli e a irrobustire la volontà dei figli. Per esempio, portando nel 1987 con sé una giovanissima Silvia, la maggiore dei suoi tre figli (gli altri sono Guido e Giorgio), in Giappone e rimandandola due anni dopo senza di lui ma con la sua piena fiducia e assieme a tre gemmologhe alla ricerca delle perle migliori. "In quegli anni era impensabile per i Giapponesi stessi che quattro donne da sole facessero un viaggio del genere". Mio padre per me e per i miei fratelli è stato un esempio di carisma, lavoro, grinta e determinazione. E come succede per le figlie femmine, è stato il primo uomo di cui mi sono innamorata.".
Oggi i Damiani sono alla terza generazione (iniziò tutto col laboratorio orafo fondato nel 1924 a Valenza dal nonno Enrico), Silvia è il volto femminile dell'azienda (che peraltro impiega il 70% di lavoratrici donne nei reparti produttivi) e nel corso degli anni ha definito l'immagine della maison attraverso strategie di marketing e di comunicazione innovative, è impegnata nella salvaguardia e nel restauro di opere di grande valore storico e artistico, fa parte del Fai e, assieme a i fratelli, è membro dell'Aidaf (un'associazione che raggruppa le aziende familiari italiane). Quest'anno festeggiano i quarant'anni del marchio Salvini, con una nuova testimonial, l'attrice e conduttrice Andrea Delogu che tanto bene incarna lo spirito e l'estetica del brand.
"Una donna molto eclettica e dinamica, con uno stile sofisticato e non gridato. Quel tipo di eleganza anche pratica, che è un po' anche il modo di essere della donna Salvini". Così sono quattro i prodotti dedicati al quarantesimo, uno per ogni decade della storia del marchio. Quattro gioielli manifesto che esprimono l'evoluzione di Salvini attraverso i suoi iconici simboli: la croce, il cuore, la farfalla, il sole. Ogni creazione traduce in forma preziosa lo spirito di un'epoca e il legame profondo con Milano di cui Salvini ne sposa l'estetica apparentemente rigorosa, ma frutto di una grande ricerca, il design e la contemporaneità. "Un'estetica più decisa ed essenziale quella del marchio che nasce da un'intuizione di mio padre, dalla volontà di poter annoverare all'interno del nostro gruppo una griffe di gioielli da indossare con disinvoltura dalla mattina alla sera. I quarant'anni sono un traguardo che ci rende fieri e che ci fa capire di essere sulla strada giusta" commenta Silvia. "Nella vita si fanno progetti a lungo termine, poi accadono cose.
Come in questo momento, con il mondo in subbuglio. Noi abbiamo in programma espansioni e progetti e rimaniamo fermi sui nostri obiettivi. Magari si tratta solo di deviare un po' il percorso, o di attendere un attimo. Ma la direzione resta la stessa".