Il futuro distopico di questa povera Italia, messo su pagina da Emiliano Ereddia non lascia molto spazio all'immaginazione e si fa masticare amaro dal lettore, amaro come la consapevolezza che di distopia ce ne sia davvero poca e di cruda, prossima realtà molta. L'Oltremondo (Polidoro editore, pagg. 210, euro 17), che dà il titolo al romanzo, non è quello magico o fantasy che si potrebbe pensare e nemmeno quello cyberpunk di alcune serie o libri. L'Oltremondo qui è un buco nero che ingoia tutto e tutti, anzi li ha già ingoiati, tra tentativi falliti di rivoluzioni e dittatura politico/poliziesca di successo in un'Italia piegata su se stessa. Un'Italia che è despota e schiava del suo dispotismo.
Nello scenario, magistralmente sussurrato da Ereddia, muove la sua vita il protagonista Don, un professore di storia che viene gettato nel baratro dell'infamia dal Governo/Polizia e obbligato a una cura farmacologica che dovrebbe (anzi, deve!) rimetterlo in riga e in sesto. Don è una voce narrante che spezza il fiato, un fiume in piena fatto di pensieri coordinati, loop filosofici e linguistici, una continua riflessione sullo stato dell'arte della propria (in)esistenza e di quello che lo circonda con un'alternanza tra i colloqui/interrogatori che subisce dal medico governativo (il dottor Rotella).
In questa danza della parola la sua storia prende forma, si presentano personaggi come Orso, la sorella, un piano rivoluzionario per abbattere il sistema fatto di intricati giochi di controinformazione e diffusione di messaggi sovversivi. Donato procede verso il suo fine ultimo, verso quella che reputa la scelta migliore: accelerare la fine del mondo, perché questo è il suo mestiere. Da professore di storia con la volontà di spiegare davvero la storia, di parlare della storia e non della loro storia, si trova ora ad avere solo un mantra in testa, sabotare e sovvertire.
E farlo con i suoi compagni d'arme, un gruppo scalcinato, ma determinato nella sua piratesca essenza, con tanti piani in testa, dita agili per scrivere pubblicare indurre compagni che nel loro motto si lasciano percepire con il punto interrogativo: "Né vampiri, né demoni siamo, solo qualcosa di più".Uomini liberi? Sognatori? Agenti di un Caos stanco e spezzato? Può rispondere solo la fine dell'Oltremondo.