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L'Occidente si salva soltanto se resta unito

La storia non finisce perché è proprio la incessante storia della libertà che ha perennemente bisogno di essere vigilata, curata, realizzata

L'Occidente si salva soltanto se resta unito
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Francesco Cossiga diceva che i Marines americani sono l'esercito italiano. Ma cosa accade quando non lo sono più? Accade che ci ritroviamo indifesi, sguarniti, disorientati. Non solo noi. L'Europa intera che per quasi un secolo il secolo americano è stata alleata degli Stati Uniti d'America e dai fratelli americani è stata salvata non una ma due volte: nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. Insieme, America e Europa sono stati, a partire dal 1945, l'Occidente. Non solo un'area geografica ma un mondo caratterizzato da alcune idee-forza di fondo: democrazia rappresentativa, libero mercato, pluralismo, capitalismo e, insomma, in una sola parola: libertà. Questo mondo ha prevalso sull'Impero del male il comunismo vincendo la Guerra fredda. La vittoria del mondo libero sul mondo schiavistico del comunismo è stata così netta che si è parlato di "fine della storia". Cosa può aspirare ad essere l'umanità se non umanità libera?

Ma la storia non finisce perché è proprio la incessante storia della libertà che ha perennemente bisogno di essere vigilata, curata, realizzata. La separazione delle forze nazionali e continentali che fin qui sono state l'Occidente difende o offende la libertà? Diciamolo in altre parole: l'Europa non può fare a meno dell'America ma l'America è sicura di poter fare a meno dell'Europa? Le due sponde dell'Atlantico sono il luogo ideale e reale dove sono andate in scena le tre rivoluzioni politiche che sono alla base della nostra cultura della libertà: la Gloriosa Rivoluzione inglese, la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese. Pensare di dividere queste sponde e conservarne la cultura è un'illusione. Si è liberi insieme, separati si entra in una terra incognita in cui le democrazie vacillano perché non possono più contare su un indispensabile mutuo soccorso. Guardandoci intorno, oggi è Giorgia Meloni che ha la maggiore consapevolezza di questa realtà: le vite democratiche atlantiche si rafforzano e vivono se l'Occidente è unito. La politica estera italiana è stata improntata sulla tradizionale linea atlantica, anche e soprattutto quando Washington quindi non solo Trump ha chiaramente manifestato la necessità che gli Stati europei sviluppino una più spiccata capacità difensiva. L'idea di far parte a sé non è solo un'illusione, è un auto-inganno. Per chiunque. Gli Stati nazionali europei lasciati alle loro sciolte singolarità ritornerebbero indietro di cent'anni. Che cos'è l'Unione europea se non una sorta di Congresso di Vienna permanente che ha il compito di non incendiare l'Europa? La stessa cosa, però, vale per l'America: può dividere il mondo in zone d'influenza con i suoi antagonisti, avversari e nemici di ieri e di oggi ma privarsi dal Vecchio continente lasciandolo andare alla deriva vorrebbe dire indebolire sé stessa come principale democrazia del mondo.

Si tratta di ingenuità culturali o platoniche al cospetto della grande potenza tecnologica che detta legge sul mondo? Attenzione: il declino occidentale non è quello immaginato da Spengler nel famoso "tramonto". Piuttosto, è la decadenza culturale della libertà. La stessa potenza tecnologica dipende dalla cultura della libertà che rimonta a Platone che ne è il padre spirituale.

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