Gina Lollobrigida è stata derubata senza esserne consapevole o ha scelto consapevolmente di essere derubata? E quando comincia e quando finisce l'autodeterminazione di una persona che dilapida il proprio patrimonio a favore di giovani uomini?
Attorno a questi interrogativi, che aprono altri importanti temi, si dipana l'interessante docu-serie disponibile da oggi su HBO Max, la prima originale italiana della piattaforma streaming sbarcata da gennaio nel nostro Paese. Diretta da Graziano Conversano e firmata da Carlo Altinier e Matteo Billi, s'intitola Diva contesa (prodotta da Indigo Stories) e ricostruisce la complessa, tortuosa e affascinante vicenda giudiziaria che ha segnato l'ultimo tratto della vita dell'attrice, morta nel 2023 a 95 anni nel pieno della tempesta. Una tragedia che si intreccia al romanzo familiare: matrimoni annullati, perizie psichiatriche, soldi spariti in paradisi fiscali, gossip da testate scandalistiche.
Il patrimonio umano, artistico, morale dell'attrice, ma soprattutto economico (stimato tra 10 e 20 milioni di euro, e in parte volatilizzato) è conteso da tre figure maschili: il figlio Milko Skofic, il sedicente marito Francisco Javier Rigau, il manager Andrea Piazzolla. Chi era in buona fede e chi la ingannava? Un concentrato di intrighi, inganni, manipolazioni, accuse in cui è complicato districarsi. Per cercare di dipanare la matassa, la serie è divisa in tre capitoli, uno per ognuno dei tre "imputati". A ognuno di loro è data la parola, attraverso la loro testimonianza, con il contrappunto della versione degli altri due e quello di avvocati, giornalisti, amici e anche il racconto preciso dei procedimenti giudiziari che li hanno coinvolti.
Per cui se avete voglia di ripercorre la vita di una delle più grandi star italiane - attrice, fotografa, scultrice, pittrice, simbolo di indipendenza - questa serie ve la racconta bene. E vi farà riflettere. Soprattutto sul rapporto tra lei e Andrea Piazzolla, manager, amico, assistente, moltissimo più giovane di lei, ricoperto d'oro (gli ha intestato beni ed elargito molti denari), condannato (per ora solo in primo grado) per circonvenzione di incapace con l'accusa di per aver isolato l'attrice e gestito il suo patrimonio a proprio vantaggio. Ci si interroga: è giusto impedire a una persona, pur molto anziana, di vivere anche in maniera spericolata, sperperando i suoi soldi in macchine, vacanze, uomini più giovani, regalandosi un sogno finale? La serie mostra i lati oscuri di Piazzolla, ma anche i tanti audio in cui una lucida e combattiva Lollobrigida dichiara che quelle sono le sue volontà e che "nessuno le deve rompere le scatole", tanto meno il figlio con cui non vuole avere più rapporti e che avrebbe voluto diseredare e Rigau, l'imprenditore spagnolo che si era proclamato suo marito "per procura".
Schivando la morbosità e arricchendo il racconto di molte testimonianze, la serie sceglie di non parteggiare per nessuno dei protagonisti infilando uno dopo l'altra accuse e difese.
Interessante, oltre al racconto giudiziario, è come viene trattato il lato umano, anche spregiudicato, della diva e anche dei tre uomini: dal figlio oppresso dal peso di cotanta madre ai due giovanotti alle prese con il sogno di diventare ricchi e famosi attraverso una diva del cinema. Comunque, una vita - e una morte - da film.